Baseolo – 1 – Sperduto

Non era lontano da una capanna malconcia, aveva dolori ovunque e si reggeva in piedi a stento, ma stava correndo e non sapeva perché; un forte dolore al fianco gli faceva pensare che era ferito ma nessun ricordo gli permetteva di capire.

La capanna sembrava un buon rifugio, ma che fare? Se qualcuno lo stesse inseguendo, fermandosi gli avrebbe permesso di raggiungerlo; ma se non si fermava quanta strada ancora poteva fare? Era più logico fermarsi e raccogliere le idee; quali idee? si rendeva conto di non sapere nulla, tante domande e nessuna risposta; nemmeno il suo nome, chi era, da dove veniva; un vuoto totale.

Entrò nella capanna con circospezione, la porta era solo accostata e fu semplicissimo entrare; dentro era tutto impolverato, ma era come se chi viveva li fosse sparito all’improvviso, anzi no, mezza capanna era come vissuta, l’altra metà era abbandonata da tempo; il tavolo da pranzo al centro della stanza era per metà coperto di vivande e piatti, l’altra metà piena di polvere e residui di cibo ormai ridotti a poco più che polvere; Il dolore era sempre più forte e aveva bisogno di riposo, avrebbe capito meglio dopo; entrò nell’altra stanza e trovò un letto; ci si buttò sopra e si addormentò di colpo; fu un sonno senza sogni e solo il dolore al fianco quando si muoveva nel letto non gli permise un sonno profondo e ristoratore.

Era difficile capire quante ore fossero trascorse dormendo, ma al risveglio il dolore al fianco era appena un fastidio e le forze sembravano ritornate e così anche lo spirito; iniziò l’ispezione di casa; la camera dove aveva dormito era piccola ma confortevole, c’era un comodino accanto al letto e al suo interno trovò un libro di narrativa e un rosario di perline trasparenti.

Oltre al letto e al comodino c’era solo un armadio completamente vuoto; dalla finestra della stanzetta si vedeva l’esterno, radi alberi bassi e qualche cespuglio; probabilmente la casa era in un punto elevato perché non vedeva nulla in lontananza; uscì dalla stanzetta e andò nell’altra stanza, quella che lo aveva accolto appena entrato nella capanna; la luce gli permetteva di vedere meglio i dettagli, la stanza sembrava divisa in due, una parte pulita, ordinata e vissuta, l’altra parte in stato di abbandono; non c’era un confine netto, ma la differenza era ben visibile.

Un’improvviso attacco di fame gli fece cambiare le priorità e aprendo uno stipo della dispensa trovò una scatoletta di fagioli; la guardò con curiosità ma non gli ricordava nulla, allora gli venne in mente di guardare la data di scadenza per rendersi conto a che periodo risalisse questa scatoletta: 15/11/2023; interessante, ma non gli diceva nulla, non sapeva in che anno si trovasse, in che anno fosse nato, quanti anni avesse.

Fortunatamente nel cassetto accanto al lavandino c’era il portaposate con un apriscatole, così aprì la scatoletta e fece un piccolo assaggio; la bocca si riempì di sapore e voracemente finì la scatoletta in pochi minuti. Ora andava meglio, ora si poteva ragionare, chissà come mai dopo aver mangiato sembra tutto più semplice.

Fuori l’aria era calda e umida ma non troppo fastidiosa, non c’era vento e non c’era rumore, nessun rumore; uno sguardo attorno non mostrò nulla di interessante, alberi e cespugli, nessun segno di vita umana o animale.

Ora doveva prendere una decisione, restare li in attesa che tornasse chi abitava o muoversi per cercare una città o un villaggio; rientrò per vedere cosa c’era di utile in casa e trovò qualche altra scatola di fagioli e una bottiglia d’acqua, gli venne in mente che aveva sete e bevve un po’, poi aprì il rubinetto per rabboccare la bottiglia, ma non uscì nemmeno una goccia d’acqua.

Prese la decisione in un attimo, se doveva rischiare voleva farlo in maniera attiva, non aspettando che qualcuno tornasse; si mise in cammino proseguendo nella stessa direzione verso cui stava correndo, non sapeva dove portasse, ma era l’unica informazione che aveva.

Si stava avviando in quella direzione cercando un sentiero quando gli venne in mente che se qualcuno avesse utilizzato la capanna avrebbe sicuramente creato un sentiero e che quindi era meglio cercarlo e seguire quella via; girò tutto intorno alla capanna ma non trovò tracce di sentieri, nessun cespuglio mostrava tracce di passaggio e a terra non c’erano impronte o parti battute; come facevano ad arrivare lì?

Riprese la direzione di prima e iniziò a scendere, il declivio era leggero e portava verso una valle piena degli stessi alberi radi e stessi cespugli, un ambiente verde ma monotono;
A valle non si vedeva nulla che facesse pensare ad un insediamento umano, così cambiò leggermente direzione andando verso una collina molto più alta di quella da cui stava scendendo, voleva guardarsi intorno da lassù nella speranza di trovare tracce di umani.

La coperta che aveva utilizzato per tenere i barattoli e le bottiglie era sulla sua spalla, e ad ogni passo il contenuto gli dava colpi sulla schiena, avrebbe dovuto trovare qualcosa di meglio da usare come zaino ma ormai era tardi, non sarebbe certo tornato alla capanna.

Il percorso divenne più difficoltoso man mano che raggiungeva la valle e anche l’ambiente intorno cominciava leggermente a cambiare, gli alberi si facevano più fitti e più a contatto con i cespugli, tanto che prima di raggiungere il centro della valle era tutto sudato per lo sforzo di proseguire.

L’inizio della salita lo risollevò un po’ di morale, non sapeva quanto ci aveva impiegato ad attraversare la valle, ma sicuramente diverse ore e adesso aveva fame. Si fermò su uno sperone di roccia e mangiò un’altra scatola di fagioli, ne restavano solo due. Non si trattenne a lungo e bevuto un sorso d’acqua riprese a salire.

Finalmente in cima, era passata una mezza giornata, stranamente c’era la luce ma il sole non si vedeva e solo in questo momento ci fece caso, non c’erano ombre, lui non aveva ombra e nemmeno gli alberi. Chi era? Come era arrivato lì? Dov’era?

Inutile farsi domande, doveva continuare a cercare tracce di vita, forse avrebbe trovato delle risposte oltre a del cibo e un riparo. Guardandosi intorno cominciò a scrutare in tutte le direzioni e quasi subito notò un fascio di luce che si stagliava contro il cielo, era una luce rossa, intensa, come se fosse carica di energia. Oltre a quel fascio di luce, nulla che facesse pensare alla presenza di vita; la scelta fu facile e ripartì in direzione del fascio di luce.

Senza fermarsi a riposare iniziò la discesa verso la luce, verso la speranza di sopravvivere e di avere risposte. La camminata fu più semplice della precedente e, senza ostacoli, dopo qualche ora arrivò a destinazione. C’era una costruzione di metallo, alta una decina di metri, lunga un centinaio di metri e larga solo un paio; sembrava contenere un lungo corridoio. In fondo alla parte lunga c’era una sfera di metallo da cui usciva la luce rossa.

Girò intorno alla struttura per cercarne un accesso e lo trovò nella parte corta opposta alla sfera; una semplice porta di metallo con una maniglia e apparentemente senza serratura. Ruotò la maniglia e tirò la porta verso di se, facile facile ed entrò nella struttura. Era davvero un lunghissimo corridoio, molto alto e senza nessun mobile visibile; le pareti erano spoglie e nemmeno in alto si vedeva nulla di appeso.

Stranamente c’era la stessa luce dell’esterno e anche qui non c’era ombra. Guardando il pavimento notò che era di vetro o comunque trasparente e si vedevano un sacco di radici, sembravano davvero radici enormi. Guardando bene si accorse che era una radice grossa in tutta la lunghezza visibile con tante radici a lato che si piantavano nel terreno.

Seguì il corridoio fino in fondo e, arrivato alla fine, vide che la radice proveniva dalla sfera da cui partiva il fascio di luce; non c’era altro, nulla da mangiare, nessun mezzo di comunicazione o di locomozione, niente di niente. Demoralizzato uscì dall’edificio e completò il giro per vedere se ci fosse altro; nulla.

Baseolo ─ una voce all’improvviso, il primo suono che sentiva dopo tanto tempo ─ Baseolo ─ il richiamo risuonò nuovamente, era una voce femminile, leggermente aspra ma con un fondo di dolcezza. Si girò e si trovò davanti ad una donna con una strana uniforme o tutta da lavoro, giallo chiaro con righe rosse verticali alle braccia e alle gambe, sul petto un medaglione rotondo con disegnato un cerchio che racchiudeva un rombo e al centro il simbolo dell’infinito.

Era di bell’aspetto, sui trent’anni, bruna con i capelli lunghi e un viso spigoloso e con un bellissimo sorriso. ─ finalmente ti ho trovato ─ gli disse la donna ─ sono quasi 24 ore che ti cerco, dopo l’incidente al laboratorio. Ti credevamo morto. ─ esclamò sollevata.

Baseolo, che ti succede? hai una faccia strana, ti senti bene? vedo che sei ferito al fianco, torniamo subito alla base, sarai curato e potremo controllare che l’incidente non abbia fatto altri danni ─ detto questo si girò e si avviò verso una navicella, vi entrò e appena Baseolo fu dentro, la fece decollare; ─ ho come l’impressione che qualcosa non vada ─ disse una volta partiti ─ sembra che tu non mi riconosca. ─ Baseolo che si stava ancora guardando intorno spaesato si girò verso la donna e disse ─ hai ragione, io non ti conosco.

Sul viso di lei apparve una serie di espressioni, come se non riuscisse a capire se parlasse seriamente o stesse scherzando, alla fine prevalse la preoccupazione ─ sono Amanda, possibile che non ti ricordi di me, abbiamo fatto tante missioni insieme anche se erano anni che non lavoravamo in coppia.

Ti ricordi del laboratorio di Marcel? Dei suoi esperimenti con la macchina del tempo? ─ mentre parlava si mordicchiava le dita e scrutava il suo interlocutore come se volesse leggergli dentro ─ No! non ricordo nulla, non mi ricordo di te, non mi ricordo del laboratorio, non mi ricordo di me, non ricordo nulla. ─ detto questo Baseolo si sedette su una poltroncina e si girò a guardare fuori dalla navicella, c’era un cielo nero nero nel quale brillavano milioni di stelle, davano un senso di pace.

La navicella raggiunse presto un pianeta e atterrò in mezzo ad altre decine di navicelle, di tutte le forme e dimensioni; il portello si aprì e i due uscirono all’aperto. Amanda si avviò verso una struttura piena di finestre al cui interno sembravano esserci tante persone e Baseolo la seguì. Entrarono in una enorme stanza semicircolare su cui si affacciavano molte porte, tutte aperte.

Sopra ogni porta c’era uno schermo con un simbolo, un numero e una descrizione; entrarono in quella con la scritta “cure” e, dopo aver attraversato un corridoio e un paio di stanze ampie, si trovarono in una stanza con un grande macchinario al centro e dei lettini pieni di strani strumenti sulla destra e un lungo tavolo pieno di tasti e di schermi sulla sinistra. ─ Dottore, Baseolo è ferito e ha perso la memoria, deve subito visitarlo ─ Amanda aveva perso un pò quell’aria di sicurezza che aveva appena incontrata, ma la sua voce era sicura.

Il dottore sollevò il portello dell’apparecchiatura al centro della stanza e fece cenno a Baseolo di entrare; una volta che fu dentro chiuse il portello e cominciò a premere dei tasti sul lato del macchinario. Si sentì una voce metallica che elencava le parti del corpo man mano dando l’esito dell’esame, positivo finché non arrivò al fianco; ─ ferita leggera in fase di guarigione, attivata cicatrizzazione veloce ─ disse la voce metallica e dopo qualche secondo ─ cicatrizzazione avvenuta, situazione fisica del soggetto sano al 100% ─ il dottore riaprì il portellone e Baseolo uscì dalla macchina e seguì Amanda che si era avviata.

Raggiunta una sala piena di tavolini Amanda si avvicinò alla parete dove c’era uno schermo e una tastiera sopra ad un’apertura e schiacciò alcuni tasti. Nell’apertura apparvero dei piatti, probabilmente caldi visto il fumo che si alzava. ─ ti ho preso i tuoi preferiti, credo che avrai fame.

Intanto che mangi ti racconto dell’incidente così vediamo se ti ricordi qualcosa. Allora ─ disse Amanda mentre Baseolo che era affamato metteva con molta prudenza in bocca il contenuto del suo piatto. ─ quindici giorni fa ci hanno assegnato una missione, dovevamo entrare nel laboratorio di Marcel come semplici addetti alla manutenzione e capire se gli esperimenti che stava conducendo sulla macchina del tempo fossero fermi come lui dichiarava alla commissione o se avesse fatto qualche scoperta e non voleva condividerla.

Baseolo intanto mangiava con gusto ─ Ieri siamo andati nel capannone dove c’é la macchina del tempo e abbiamo visto al suo interno una capanna, i raggi della macchina stavano passando da una parte all’altra e dove passavano sembrava che il tempo andasse molto più velocemente, tutto quello che i raggi toccavano si seccava e diventava polvere in pochi secondi.

Arrivato a metà della capanna è apparsa una bambina che usciva dalla stanza da letto; tu ti sei subito lanciato verso di lei, per evitare che raggiungesse il punto in cui i raggi stavano invecchiando tutto ─ Baseolo finalmente tolse lo sguardo dal piatto, ormai vuoto e guardò Amanda quasi ad invitarla a continuare ─ appena ti hanno visto gli addetti alla sicurezza, ti hanno sparato ma i loro colpi sono passati attraverso i raggi e hanno provocato una esplosione.

Quando l’intesa luce che ne è scaturita si è attenuata e ci ha permesso di vedere, tu e la capanna eravate spariti. Il professor Marcel ha dapprima urlato come un matto su quell’idiota che aveva provocato quell’incidente e poi quando mi ha vista ha cambiato subito atteggiamento dicendomi che doveva analizzare i flussi temporali che per via dell’esplosione si erano trasformati in flussi spaziali, per determinare dov’eri finito.

Ha detto che il tempo e lo spazio sono la stessa forza solo vista da angoli diversi e che l’esplosione ha trasformato la spinta temporale in spinta spaziale e che quindi eri finito in un altro luogo.

Quindi è per quello che mi sono ritrovato a correre verso una capanna su un pianeta sconosciuto ─ Baseolo sottolineò la frase con un movimento delle mani, unendo i due indici. ─ Sono stato fortunato a finire su un pianeta e non nello spazio, a quest’ora sarei un blocco di ghiaccio.

Si, saresti morto, solo il programma di controllo ti ha salvato, era una routine sperimentale per gestire l’energia in modo di non danneggiare gli umani, così il computer ha mantenuto l’energia finché non hai raggiunto un pianeta vivibile e l’ha disattivata.

Sei arrivato su Taron III, una vecchia luna trasformata in una centrale di produzione di energia, tutta la superficie è coperta di alberi e cespugli che raccolgono l’energia dal sole e la convogliano alle radici da dove viene prelevata tramite una enorme radice e trasmessa nello spazio fino al pianeta che la utilizza.

Amanda sembrava più rilassata ma continuava a tamburellare con le dita sul tavolo ─ Ora che sei tornato sano e salvo dobbiamo andare, il dottor Marcel è scappato con il prototipo e dobbiamo ritrovarlo prima che lo venda a qualche gruppo nemico.

Baseolo si alzò di scatto ─ Ma non so niente di gruppi nemici, o amici, non conosco nessuno, anche tu potresti essere di un gruppo nemico e cercare di approfittare della mia amnesia ─ un’ondata di rabbia passò per un momento dal viso di Amanda ma sparì veloce come era venuta ─ allora dobbiamo risolvere il problema della tua memoria prima di procedere e se non lo risolviamo subito, dobbiamo farci sostituire nella missione. Partiamo subito per il pianeta Centrale.

Maurizio

2 commenti su “Baseolo – 1 – Sperduto”

  1. Sono un’amante del mistero e questo capitolo ha catturato la mia attenzione sin dall’inizio! Passo subito al secondo….
    Complimenti all’autore! Davvero bello!

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