Baseolo ─ 6 ─ I nuovi compagni

Barbara era ancora seduta sulla poltrona di pilotaggio anche se da un po’ aveva inserito il pilota automatico. Era ancora scossa per la fuga, era la prima volta che le capitava di essere un bersaglio.

Ora veniva la parte più difficile, avevano una missione da svolgere ed erano dei fuggitivi, chissà come li avrebbero riabilitati al rientro dalla missione, se fossero sopravvissuti. Ruotò la sedia verso il centro della plancia, gli altri sei erano tutti li, seduti ai lati del capitano Carlo. Nessuno lo aveva detto ma sembrava che fosse lui a guidare la loro missione quindi era il capitano.

Fu Elisa a rompere il silenzio ─ wow, è andata bene, gli abbiamo fatto un baffo a quelli, e chi ci prende più adesso. ─ poi voltandosi verso Carlo ─ che facciamo ora? ─ con un sorriso che le riempiva tutto il viso lo guardava, sembrava una sfida.

Carlo non rispose, le sorrise, guardò anche gli altri sorridendo e disse ─ Prima sfida vinta, era la più facile. ─ al che sparì il suo sorriso e subito dopo anche quello degli altri.

Vi aggiornerò sulla missione più tardi, per oggi vorrei che ognuno di voi prenda confidenza con la nave, per quanto di sua competenza e capacità. Non ci saranno ruoli definiti, ognuno di voi farà quello che sa fare meglio, quello che vuole fare. Magari cercate prima fra di voi un cuoco per la cena visto che siamo scappati tutti dalla mensa senza mangiare.

Detto questo Carlo rimase in silenzio, gli altri si guardarono l’un l’altro finché Elisa con il suo solito sorriso si alzò e dirigendosi verso il corridoio disse ridacchiando ─ preparo io la cena, almeno questo lo so fare.

A quel punto quasi tutti si alzarono, e in un minuto in plancia erano rimasti solo Carlo, Barbara e Marziol, quest’ultimo indeciso su cosa fare. Barbara cominciò a studiarsi le caratteristiche dei motori e del timone e degli altri sistemi di difesa e offesa della nave.

Finalmente dopo un po’ di pensamenti anche Marziol decise cosa fare, si diresse verso la sala macchine, voleva sapere tutto di quella nave, dalle caratteristiche dei motori alla posizione del computer centrale e il posto migliore era partire dal centro energetico situato in sala macchine.

Rimasti soli Carlo si schiarì la voce e disse ─ Barbara ti ringrazio per aver preso subito il controllo della nave, ci hai salvati. ─ il tono era serio con un sottofondo di dolcezza. ─ è stata la paura ─ rispose Barbara ─ ho avuto una tale paura che sono fuggita, fuggita con la nave.

Ci fu un po’ di silenzio e poi Carlo con estrema dolcezza disse ─ non era paura, la paura ci fa correre nella prima direzione che capita e non ci fa riflettere, tu hai iniziato a pilotare la nave perché hai capito che era necessario e anche se hai avuto paura, come tutti noi, l’hai controllata. Sei stata brava, sono contento che sei con noi. ─ un ultimo sguardo e si allontanò dalla plancia lasciandola sola e sorridente.

Marziol aveva appena raggiunto la sala macchine e appena entrato restò bloccato, Sonia era di spalle a lui, in ginocchio piegata leggermente in avanti e con la testa inclinata, sembrava stesse controllando dei collegamenti sotto la console.

Era uno spettacolo affascinante e invitante, lui avanzò senza rendersene conto e uno volta arrivato vicino, senza riflettere, le posò una mano sul sedere. Sonia ruotò di scatto la testa e si alzò ponendosi di fronte a lui, erano alti uguali e lui vedeva una freddezza glaciale nei suoi occhi.

Il rumore dello schiaffo lo risvegliò, prima ancora del dolore, seguito da una rabbia che placò immediatamente. Cosa gli era venuto in mente, come sempre quando prendeva una decisione velocemente era la decisione sbagliata, anche se in questo caso non era stata una sua decisione ma solo di una parte di lui che aveva preso il controllo, una parte che non conosceva.

Sonia non aggiunse una parola, si rimise in quella posizione provocante e continuò come se nulla fosse successo. Marziol, con il viso dolorante e sicuramente arrossato rimase per due buoni minuti senza reagire, senza fare nulla, senza pensieri. Il suo cervello era entrato in blocco come gli capitava nei momenti di tensione e girava a folle.

L‘abitudine a queste sensazioni lo aiutò poco a poco ad uscirne e la parte razionale riprese il sopravvento. Immaginò fosse inutile ma disse ─ Scusami, non so che mi è preso, solitamente non sono così, mi spiace che siamo partiti con il piede sbagliato, io sono Marziol, ancora non conosco il tuo nome. ─ Sonia girò la testa e si raddrizzò ─ e non lo conoscerai mai, sparisci da qui maiale.

Marziol come sempre non seppe gestire la situazione ed uscì dalla sala macchine, arrabbiato con se stesso per essere stato il solito idiota e con lei per la mancata comprensione. Risalì verso la plancia e si diresse in un’area di alimentazione.

Ordinò un caffè al computer della nave e si sedette su uno sgabellino di fronte al replicatore in attesa che fosse pronto. Sorseggiò il caffè per una decina di minuti con la mente in subbuglio, non sapeva che fare, ogni idea sembrava giusta e sbagliata, si sentiva un idiota e probabilmente lo era.

Gabriele era fuori dalla porta della sala macchine quando era iniziata la discussione e aveva avuto la felice idea di nascondersi quando Marziol era uscito, gli aveva evitato di giustificarsi con un estraneo.

Sonia aveva reagito nel modo giusto ma non aveva considerato che lo spavento e l’agitazione che avevano appena avuto tutti per la fuga precipitosa era stata sostituita da uno stato di serenità che aveva avuto un effetto disinibitore su Marziol, si poteva dire che non era lui in quel momento, solitamente era razionale e anche se aveva istinti come tutti li controllava razionalmente.

Probabilmente i due avrebbero cancellato l’accaduto strada facendo e se non lo avessero fatto avrebbero avuto uno scontro e avrebbero comunque riequilibrato la situazione. Era uno psicologo per passione oltre ad essere un medico per lavoro, sapeva che spesso è meglio lasciare che le persone siano pronte ad affrontare i propri problemi. Si avviò verso l’infermeria.

L‘infermeria era una grande sala con tre lettini di cura e diverse apparecchiature, sembrava ben rifornita, cominciò a pensare che la nave scelta non fosse casuale, probabilmente qualcuno oltre al comandate dell’accademia sapeva e aveva preparato tutto.

Gli tornò la curiosità di sapere lo scopo della missione ma se la fece passare, era meglio prendere confidenza con l’infermeria, i problemi medici di solito non danno preavviso. Trovò un sintetizzatore di farmaci, una macchina per le analisi, diverse apparecchiature di cura portatili.

I letti avevano il monitoraggio integrato dei pazienti e avevano diversi strumenti di diagnosi e di cura integrati. Bene, Gabriele era soddisfatto e passò molto tempo a provare i vari apparecchi e a prenderne confidenza.

Elisa era arrivata nella mensa e sperava che ci fosse un’area per la cottura e non solo il replicatore. Preparare i pasti la rilassava e le permetteva di entrare in sintonia con gli altri, inoltre il gusto dei prodotti cucinati, anche se prodotti dal replicatore, erano molto migliori del risultato finale prodotto dal replicatore, nessuno sapeva come mai, ma era così.

Erano stati fortunati, c’erano le superfici di riscaldamento così come c’era anche lo scomparto di cottura e un simulatore di ambiente con fuoco, perfetto, ora si sentiva a casa, avrebbe preparato un piatto della cucina italiana come primo, un piatto di carne alla messicana, un contorno alla giapponese e per il dolce ci avrebbe pensato dopo, lei aveva studiato queste ricette in storia antica e si era appassionata.

Passarono un paio d’ore e poi si sentì la voce di Carlo nell’interfono che li invitava tutti per la cena. Arrivarono alla spicciolata convinti di trovare pronto da mangiare, avevano una fame arretrata, ma invece la tavola era vuota e sembrava pronta per una riunione.

Carlo si era cambiato, aveva indossato una divisa blu molto aderente che metteva in risalto la sua forma, era muscoloso anche se magro. Gli altri si sedettero man mano che arrivavano, finché tutte e sette le sedie furono occupate.

Marziol evitò di guardare Sonia e probabilmente lei fece altrettanto. L’atmosfera era ancora tesa, non avevano confidenza con la nave e soprattutto non l’avevano fra di loro.

Benvenuti ─ disse Carlo dopo essersi alzato in piedi ─ restate seduti, sono io che ho difficoltà a parlare da seduto. Per prima cosa, come qualcuno di voi avrà già immaginato, questa nave era già pronta per noi, è una nave sperimentale, il meglio della tecnologia attuale. Non ha un nome quindi dobbiamo trovargliene uno.

Avete qualche suggerimento? ─ li aveva presi di sorpresa, si aspettavano che lui parlasse, che gli desse spiegazioni, non che facesse loro delle domande. Restarono tutti in silenzio per un pò e poi Giulia disse ridendo “tram spaziale”.

Tutti risero a iniziarono a dire nomi divertenti “vagone volante”, “trattore stellare”, “Mucca spaziale” e così via finché non intervenne Carlo ─ bene, sono contento che partecipate alla scelta, fra tutti i nome che ho sentito quello che mi ispira di più è “Aurora volante” se siete d accordo la chiamiamo così ─ si guardò intorno e vedendo solo gesti di assenso annuì con la testa e continuò ─ ora che abbiamo definito il nome della nave, potrete sapere lo scopo della missione, ma prima mangiamo altrimenti si fredda.

Elisa si alzò e cominciò a portare a tavola vari contenitori, Gabriele si alzò ad aiutarla mentre Sonia iniziò a disporre il tutto sulla tavola. Carlo li guardava e in cuor suo era contento di vedere che già cominciavano a distribuirsi i compiti in maniera naturale, era importante per loro, ma anche per lui, il gruppo avrebbe dovuto affrontare un serio pericolo e solo se ognuno avesse fatto la sua parte avrebbero avuto speranza di sopravvivere.

Le varie pietanze erano ottime e ognuno mangiò più di quanto mangiasse solitamente, per provare tutto e magari ripetere. Finito il pranzo Elisa e Gabriele misero tutto nel puli─sanificatore e avviarono il ciclo di pulizia.

Ora che erano tutti abbastanza rilassati e sereni, era per Carlo il momento di parlare. Come sua abitudine si alzò e dopo averli guardati uno per uno iniziò a raccontare.

Sei mesi fa abbiamo ricevuto un segnale di natura artificiale dalla galassia Arquata, non era un tipo di segnale conosciuto e la sua modulazione era molto particolare. Con notevoli difficoltà si è riusciti a disegnarne la forma d’onda dopo averla rallentata per un milione di volte, e abbiamo scoperto che si tratta quasi sicuramente di dati.

Viste le caratteristiche della trasmissione abbiamo la certezza che non può essere stata prodotta da nessuna civiltà fra quelle conosciute e quindi si deve trattare di qualcosa che arriva da molto lontano e tecnologicamente molto più avanzato di noi.

Due mesi fa è stata inviata una sonda per analizzare lo spazio nella zona da cui veniva il segnale. La sonda trasmetteva in continuazione tutte le informazioni dei suoi sensori e improvvisamente è sparita, senza che fosse rilevata nessuna forma di energia, un momento c’era e il momento dopo non c’era più.

Carlo, continuando a camminare per la stanza, proseguì il suo resoconto ─ Alcuni giorni dopo abbiamo intercettato un messaggio dei Triplidi che faceva riferimento ad un non meglio identificato oggetto alieno di cui erano entrati in possesso ma che non riuscivano a controllare.

Immaginiamo sia quello che ha distrutto la sonda e sempre quello che ha mandato i segnali. Se l’ipotesi fosse fondata i triplidi saranno a breve padroni di una tecnologia talmente avanzata che nessuno dei mondi attualmente conosciuti potrà tenergli testa e considerando la loro attuale cultura siamo certi che non esiteranno ad impadronirsi di tutto senza rispetto per niente e nessuno.

Erano tutti molto attenti, dalle loro espressioni si capiva che stavano riflettendo mentre ancora ascoltavano il loro comandante. ─ inoltre ─ continuò Carlo ─ la presenza di un artefatto alieno ai nostri mondi potrebbe anche essere solo l’inizio che a essere ottimisti può essere il preludio ad un contatto con una nuova razza ma potrebbe anche essere il preludio ad un nuovo conflitto che ci vedrà sicuramente sconfitti

Carlo si fermò un momento e poi riprese a camminare e a parlare ─ la nostra fuga è servita a non mettere in allarme i triplidi, se fosse stata mandata una missione ufficiale l’avrebbero rallentata, come sempre non avrebbero collaborato e non si sarebbe concluso nulla.

Una missione militare non è opportuna perché se scoppiasse una guerra ora ci impedirebbe di indagare sul pericolo che corriamo e potrebbe dividere i nostri mondi. Quindi noi che stiamo scappando abbiamo una scusa per rifugiarci nella galassia Arquata sperando che non decidano di attaccare la nave ed ucciderci.

Maurizio

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