Baseolo – 10 – Il pianeta dei contrabbandieri.

Barbara stava cercando di dirigere la nave verso il pianeta, non era facile, non avevano i motori e procedevano per inerzia. Utilizzava gli unici due propulsori di riserva ancora funzionanti ma doveva farlo con parsimonia, il loro combustibile era al limite e doveva utilizzarli anche per attutire l’urto nell’atterraggio.

Le ricordava un vecchio videogioco dove bisognava dosare i razzi per un atterraggio in verticale, se davi troppa energia riprendevi quota se ne davi poca ti schiantavi, ma questo non era un gioco e aveva la vita dei suoi compagni nelle sue mani.

Diresse con lentezza esasperante la nave verso il pianeta Sondrio e quando venne catturata dalla sua gravità cominciò ad utilizzare sempre più spesso i propulsori. Non era facile gestirli, qualche millisecondo in più e andavano fuori rotta.

Marziol ne frattempo stava scansionando la superficie del pianeta, cerca dei grossi centri abitati per decidere in quale punto dirigersi. Ve ne erano tanti, tutti molto distanziati fra di loro, la maggior parte erano altamente abitati.

Carlo stava vagliando i risultati della scansione, cercando il posto ideale, non doveva essere troppo affollato ma abbastanza grande da avere una base per i contrabbandieri. Doveva anche sperare che la soluzione si trovasse sul lato del pianeta a loro visibile, non avevano tempo di aspettare che la rotazione gli permettesse di analizzare anche l’altro lato, si sarebbero schiantati a breve.

Datemi le coordinate per l’atterraggio ─ disse Barbara con un po’ di angoscia nella voce, la responsabilità la stava schiacciando ma cercava di restare obiettiva. – Pazienta ancora un minuto – le rispose Carlo con voce neutra, nulla sembrava preoccuparlo.

Marziol intanto aveva trovato un metodo per escludere i centri abitati basandosi sulla densità di popolazione e il risultato lo aveva rincuorato – c’è un centro abitato abbastanza esteso ma con pochi abitanti, la maggior parte delle costruzioni sembrano magazzini, potrebbe essere la base dei contrabbandieri – disse con un certo entusiasmo.

Carlo guardò la conformazione del territorio e poi la forma della città e i vari dettagli che man mano arrivavano dai sensori ─ Barbara, dirigiamoci a quindici gradi con inclinazione settantatre gradi, c’è una serra alle spalle dell’abitato, cerchiamo di atterrarci dietro per evitare di essere visti. Tutti sulle poltrone e allacciatevi le cinture.

Barbara si concentrò, da queste manovre dipendeva non solo la sua vita ma anche quella dei suoi compagni. La barra del carburante dei due propulsori era vicino al minimo e uno già lampeggiava per indicarne l’esaurimento a breve. Riuscì a inclinare la nave in modo che l’urto non fosse frontale, e a farla ruotare in modo che il propulsore con più carburante si trovasse nella parte inferiore.

Pronti allo schianto ─ nessuno si preoccupò di chi lo disse, erano tutti tesi, a breve avrebbero saputo se la loro missione era finita. La nave urtò il terreno nell’istante in cui Barbara diede l’ultima spinta con i propulsori, questo le fece alzare la punta invece di conficcarsi nel terreno. Cominciarono a scivolare sul terreno, una scivolata durata per ben due minuti senza fortunatamente incontrare rocce particolarmente imponenti e quando finalmente la nave si fermò li trovò tutti in silenzio a guardarsi, erano tutti vivi e nessuno si era fatto male.

Ci sono stati ulteriori danni alla nave? ─ chiese Carlo ─ nessuno evidente ─ rispose Sonia che aveva lasciato la sala macchine per stare con gli altri in questo disperato tentativo di atterraggio. ─ Marziol vedi se ci sono forme di vita qua intorno, Luisa prepara gli armamenti e tu Sonia vai in sala macchine per iniziare le riparazioni. Io e Gabriele andremo nel centro abitato a cercare i pezzi di ricambio, mentre Elisa viene con noi per cercare informazioni fra gli abitanti.

Nessun segno di vita nel raggio di due chilometri ─ disse Marziol ─ bene avviamoci e voi aiutate Sonia a sistemare la nave ─ disse Carlo prendendo la pistola laser e facendo un cenno agli altri due di fare altrettanto.

Poi si diresse verso il portellone e uscì, i sensori avevano segnalato un’atmosfera simile a quella del pianeta centrale, non avevano bisogno di tute.

Sonia si recò in sala macchine e Marziol andò con lei, non avevano parlato ma non c’era tensione fra di loro dopo che le aveva salvato la vita. Lei andò subito a sistemare il motore principale e lui si avvicinò a una delle console per vedere gli altri danni e decidere da quale iniziare la sistemazione.

Luisa e Barbara restarono in plancia, non erano brave con le riparazioni e preferirono restare all’erta controllando gli esterni dell’astronave pronte con le ami anche se Carlo non aveva lasciato ordini di come comportarsi se qualcuno si fosse avvicinato, ci avrebbero pensato in quel momento.

Carlo guidò il gruppo in direzione del centro abitato, era una passeggiata di 4 chilometri che percorsero in circa un’ora nonostante la difficoltà della salita. A distanza la cittadina sembrava un enorme cimitero di veicoli, si vedevano tante cataste di oggetti metallici e intorno delle baracche fatte anch’esse di metallo. Nel centro città si intravvedeva un palazzo in muratura e tante vetrate, sicuramente era la sede del governo locale o più probabilmente la sede dei capi dei contrabbandieri.

Appena entrati nell’area popolata vennero intercettati e bloccati da una pattuglia composta da un uomo e una donna vestiti in maniera appariscente, colori sgargianti e cappelli voluminosi, ma armati fino ai denti. Puntarono le armi e l’uomo disse ─ Chi siete, dove andate?

Fortunatamente avevano usato il linguaggio Universale, conosciuto in tutti i mondi, almeno non avrebbero avuto problemi nel comunicare. Carlo con un sorriso disse ─ siamo venuti per acquistare dei pezzi di ricambio, ci hanno detto che qui avremmo trovato di tutto e noi abbiamo fatto più di cinquecento chilometri per arrivare qui. ─ e dov’è il vostro mezzo, non vorrete farmi credere che li avete fatti a piedi ─ ribatté la donna.

Il nostro camion si è rotto dietro quella serra, abbiamo fatto gli ultimi chilometri a piedi, è un ferrovecchio ma finora non ci aveva dato problemi, credo che sarà il suo ultimo viaggio, ne compreremo uno nuovo da voi – rispose Carlo.

Intanto Elisa, approfittando che i due della pattuglia si erano girati a guardare in direzione della serra quando Carlo l’aveva indicata, si era allontanata e si diresse verso il centro per cercare un bar o qualcosa di simile.

L‘uomo della pattuglia disse ─ seguiteci ─ e si avviò verso una costruzione metallica fra due cataste di pezzi di metallo. Camminavano lenti e non si voltarono per vedere se i nuovi arrivati li stavano seguendo. Gabriele che non aveva ancora detto una parola approfittò per fare un cenno a Carlo, gli fece capire di fare attenzione, Carlo gli fece cenno che anche lui pensava che ci fosse qualcosa di poco chiaro.

Arrivati presso la costruzione entrarono dalla porta situata al centro, non c’erano finestre pur essendo molto grande, un solo piano, una sola porta, proprio una strana struttura. L’interno era ben illuminato, era un’unica stanza enorme, impossibile da vedere in un colpo solo, c’erano apparecchiature di tutti i tipi e anche automezzi e tavoli pieni di oggetti di ogni genere ma non c’erano persone.

Man mano che si guardavano intorno videro che ad operare su diversi tavoli erano dei robot o androidi incompleti, androidi senza la pelle esterna che li faceva sembrare umani, erano grezzi. ─ Benvenuti ─ una voce squillante alla loro destra ─ benvenuti nel mio magazzino, mi dicono che cercate dei pezzi di ricambio, li abbiamo sicuramente ma cosa avete per pagarci?

A parlare era stata una sfera che si librava ad quasi due metri di altezza, per guardarla bisognava alzare lo sguardo. La sfera era trasparente con una luce azzurra all’interno, non ne avevano mai vista una prima. Carlo si avvicinò e disse ─ non mi piace parlare senza vedere con chi sto parlando. Abbiamo crediti galattici e alcuni oggetti rari da scambiare.

La sfera si innalzò e alle sue spalle arrivò un uomo alto poco più di un metro e mezzo, con un sorriso esagerato sulle labbra, camminando quasi a scatti. Era vestito di bianco, tutto bianco e il suo volto leggermente scuro risaltava molto. ─ Sono Budin, il responsabile di questo magazzino e vice sindaco di questa cittadina. I crediti galattici andranno bene, oggetti ne abbiamo pure troppi. Di cosa avete bisogno?

Carlo, che ora aveva abbassato lo sguardo per parlare con il nuovo arrivato, rifletté un attimo prima di parlare, se dimostravano troppo interesse per i pezzi avrebbero dovuto pagare molto di più e anche se l’ammiraglio aveva dato loro una cifra enorme poteva essere un problema.

Inoltre se avessero capito che potevano contare su molti soldi non si sarebbero fatti scrupoli a derubarli. ─ Questa è la prima nostra visita qui, non so se questa volta compreremo qualcosa, ci servono dei pezzi ma stiamo cercando qualcuno che venda a prezzi decenti.

Nel frattempo Elisa aveva raggiunto un locale che sembrava un misto fra una bottega alimentare e un bar. Entrò e si sedette su uno sgabello davanti al bancone. Il tizio che stava dietro il bancone si girò a guardarla e ritornò a farsi i fatti suoi.

Elisa ne approfittò per guardarsi intorno, c’erano due uomini seduti ad un tavolo in angolo che la guardavano fissamente. Dall’altro lato del locale c’erano 5 uomini con delle carte in mano, sembrava che avessero sospeso la partita e stavano tutti guardando lei. Accanto a loro c’era un altro tavolo con altri quattro giocatori, anch’essi con le carte in mano e fermi a guardarla.

Ci serviranno dei propulsori di terza generazione e molto carburante, inoltre abbiamo bisogno di sostegni per strutture abitative di quinta categoria e dei generatori di energia. ─ Carlo guardava il vicesindaco negli occhi ─ inoltre ci serve un mezzo per ritornare alla nostra città visto che il nostro camion ci ha lasciati e non vale la pena ripararlo e poi ci serve una bobina di cartesio e una cassa di schede autoprogrammanti ─ queste ultime cose erano quelle che veramente servivano all’Aurora volante per riprendere la missione.

Budin, si girò verso un androide che lo aveva seguito fin dal suo arrivo e questi fece un cenno affermativo e alcuni movimenti con le mani. ─ abbiamo tutto quello che chiedete ─ disse riportando lo sguardo su Carlo ─ i prezzi sono quelli standard, abbiamo fatto un accordo con le altre basi per avere gli stessi prezzi, quindi inutile contrattare.

Non mi risulta ─ rispose Carlo ─ e comunque non dobbiamo decidere ora, prenderemo solo le parti piccole al momento, se il prezzo e buono e riferiremo la vostra offerta al nostro comitato cittadino, se gli altri che sono andati a visitare gli altri centri di vendita non avranno trovato di meglio, torneremo a comprare il grosso del materiale.

Budin sembrò rifletterci un momento soltanto e fece un cenno affermativo con la testa poi si girò verso l’androide e gli fece dei segnali. L’androide si allontanò velocemente verso la parte più lontana della stanza.

Prendiamoci un po’ di brandy intanto che preparano quello che vi serve, il prezzo per la bobina e la cassa di schede è di 100.000 crediti, con altri 50.000 crediti vi diamo un’auto corazzata per ritornare.

Per quanto riguarda i materiali da costruzione e i generatori oltre al carburante vi invierò un listino preciso in modo che possiate mostrarlo al comitato.

Gabriele aveva notato che l’attività intorno era cessata, quasi tutti i robot e gli androidi si erano fermati , come per prepararsi a qualcosa. Budin era stato troppo facile da convincere, i prezzi erano buoni anche se un po’ alti ma uno come lui avrebbe mercanteggiato parecchio se non avesse qualche brutto tiro in mente.

Il brandy era ottimo, e lo sorseggiarono con piacere, intanto che Budin parlava della sua attività e da quanto tempo faceva quel lavoro e di quanto gli era costato raggiungere quella posizione e di tanti altri accadimenti, quasi parlava solo lui. L’androide tornò alle sue spalle ed emise un suono ─ siamo pronti ─ disse ─ seguitemi che vi mostro la merce.

Lo seguirono verso la porta da cui erano entrati e uscendo all’aperto trovarono un’auto bianca come i vestiti di Budin e nel vano di carico visibile con il portello posteriore dell’auto aperto, videro la bobina e una cassa con scritto fuori schede auto. Gabriele che non si fidava aprì la cassa e constatò che era piena di schede, Budin era stato di parola.

Ho fatto la mia parte, ora tocca a voi pagare ─ disse il vicesindaco, aveva perso il sorriso che finora era stato stampato sulla sua faccia, come se i giochi fossero finiti. Carlo gli avvicinò l’anello contabile e sul tablet in mano a Budin apparve la cifra, 150.000 crediti galattici.

Carlo stava per confermare l’operazione quando notò il dito del suo interlocutore poggiato sullo schermo al lato dell’importo da pagare. Gabriele anche se ne era accorto e fece cadere un’asta che stava li vicino verso Budin che per istinto l’afferrò togliendo il dito dal tablet e mostrando la vera cifra che stavano per sottoscrivere 150.000.000 crediti galattici.

I due dell’Aurora volante non ebbero il tempo di riprendersi dalla sorpresa che dalla costruzione uscirono decine di robot e androidi, contemporaneamente dalla strada da cui erano venuti si avvicinarono delle auto con diverse persone che si sporgevano dai finestri con le armi.

Carlo reagì senza riflettere, afferrò Budin e se lo piazzò di fronte come scudo. L’uomo preso alla sprovvista non reagì subito ma resosi conto della situazione gridò – fermi non sparate, non rischiate di colpirmi – Gabriele si avvicinò a Carlo per non rischiare che gli sparassero e poi si lanciò nell’auto dallo sportello posteriore.

Fu così veloce che nessuno ebbe il tempo di reagire a una volta all’interno attivò la chiusura del portellone, poi avviò la macchina e aprì lo sportello per fare entrare Carlo. Carlo era indeciso se portarsi appresso l’ostaggio o scagliarlo lontano ed entrare in macchina, poi sperando che non avessero mentito sul fatto che l’auto fosse corazzata, spinse Budin verso gli androidi più vicini ed entrò in auto chiudendo immediatamente lo sportello.

I robot e gli androidi furono i primi a sparare e fortunatamente l’auto era veramente corazzata, Gabriele partì sgommando in direzione del centro città, alle spalle c’erano troppi nemici e gli impedirono di prendere la giusta direzione, aveva anche notato che alcuni avevano armi enormi, probabilmente in grado di danneggiare la loro auto. Doveva tentare di distanziarli e poi riprendere la strade per la nave.

Elisa era un pò preoccupata, erano tutti uomini e la stavano guardando troppo fissamente, forse si era messa nei guai ma se voleva informazioni era quello il luogo. Il tizio dietro al bancone finalmente le si avvicinò e le chiese cosa voleva da bere. ─ Un whisky ─ disse lei sperando di sembrare più dura. Intanto un uomo che stava ai tavoli delle carte si era alzato in piedi e si stava dirigendo verso di lei.

Una rossa su Sondrio? ─ esordì l’uomo ─ e ha anche due belle tette ─ disse ridendo uno dei suoi compagni al tavolo ─ mammelle direi ─ aggiunse un terzo e man mano tutti si alzarono, anche i due dall’altro lato del locale. Elisa si rese conto solo allora che durante il percorso verso il centro dell’abitato non aveva incontrato nessuna donna e si sentì una stupida. Doveva fare qualcosa, non aveva problemi ad affrontare un uomo, probabilmente anche due ma questi erano troppi.

Decise che era meglio agire al più presto, prima che potessero avvicinarsi troppo, si voltò e corse verso la porta. Presi di sorpresa gli uomini all’interno del locare esitarono a reagire e quando si riscossero lei era già fuori. Elisa correva con una decina di uomini alle calcagna che la insultavano, mole delle parole che le gridavano non le conosceva ma non era curiosa di sapere cosa volevano dire, si rendeva conto che la maggior parte la insultava chiamandola come una venditrice di piacere.

Non sapeva in che direzione stesse correndo, e ben presto si rese conto che stavano per raggiungerla. La gente intorno, tutti uomini, ridevano indicandola e non sembrava proprio che volessero dare un aiuto, fortunatamente non aiutavano nemmeno chi la inseguiva. Il più vicino a lei si lanciò avanti e le afferrò un piede. Elisa cadde in avanti e nonostante si fosse parata con le mani urtò violentemente la faccia sulla terra.

Intontita non reagì a tutte quelle mani che la sollevavano e intanto si insinuavano in ogni parte del corpo. Pensò che fosse meglio morire ma non aveva la forza di reagire. Gli uomini l’avevano completamente bloccata e sembrava stessero litigando sui chi aveva il diritto di essere il primo.

Sentì uno stridere di gomme sembrava una brusca frenata ma non ci badò era impazzita per la paura e non riusciva ad essere razionale, urlava e urlava. Gli uomini introno a lei si aprirono all’improvviso e alcuni caddero colpiti da un laser.

Carlo la sollevò che ancora urlava e la infilò a forza nella macchina e Gabriele ripartì a tutta velocità. ─ Grazie Marziol ─ disse Carlo dopo che furono ripartiti ─ hai fatto un ottimo lavoro con la ricerca, l’abbiamo trovata appena in tempo ed ora è con noi, com’è la situazione più avanti?

Marziol si concentrò sullo schermo che aveva davanti, brulicava di puntini, ognuno rappresentava una forma di vita. Era stato facile rintracciare Elisa, visto che era l’unica femmina in quella città e questo gli aveva permesso di salvarla.

Ora era molto più complesso trovare una via d’uscita per permettere ai suoi compagni di ritornare alla nave. Calibrò i sensori per trovare tutte le fonti di energia, le sovrappose ai segnali di vita e esclusi quelli in cui le due informazioni non erano combinate.

Vide che gli uomini armati erano quasi tutti alla periferia, li aspettavano al varco, sapevano che dovevano uscire dalla cittadina per salvarsi. C’era un solo punto non sorvegliato e indirizzo i suoi compagni in quella direzione.

Gabriele guidava con perizia, pur andando veloce era attento a non fare del male a nessuno. Si avviarono verso la periferia e in pochi minuti furono lontani e si diressero verso la nave, era stato più facile del previsto.

Marziol continuò a monitorare la cittadina, man mano dalla periferia tutti i puntini si diressero verso il centro, credevano fossero ancora in città, non si erano accorti che avevano lasciato un varco. Erano stati proprio fortunati.

Tornati alla nave caricarono anche l’auto e velocemente completarono le riparazioni. Le schede autoprogrammanti erano molto efficienti, capivano il loro scopo in base alla configurazione che trovavano intorno a loro e si adattavano in pochi secondi. Dieci minuti e i motori erano entrati in funzione e dopo pochi minuti altri tutti i sistemi erano rientrati in funzione. Potevano partire per proseguire la missione.

Maurizio

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