Baseolo – 11 – Arrembaggio

Gabriele era pensieroso, la missione era andata bene e avevano recuperato il materiale necessario riuscendo a fuggire dal pianeta senza conseguenze ma, forse non era vero senza conseguenze.

Elisa non aveva detto una parola da quando erano tornati, si era tenuta lontana da tutti e tutti avevano rispettato questa sua esigenza, sapevano cosa aveva passato ma non avevano idea di come aiutarla, forse aveva solo bisogno di un po’ di tempo per riflettere.

Lui non era molto convinto che fosse la scelta giusta, i problemi non risolti tendono a crescere e diventa sempre più difficile contrastarli e poi non era convinto che fosse una conseguenza della paura e della tensione, forse c’era altro nella testa di Elisa e lui voleva aiutarla.

Marziol era in sala macchine a giocare con i sensori, per chiunque sarebbe stato un lavoro ma non per lui. Per lui era un gioco appassionante. Continuava a scoprire nuove funzioni e da quando si era accorto che poteva combinarle a suo piacimento era rimasto completamente preso.

Barbara pilotava e contemporaneamente studiava le mappe, in realtà la nave non aveva bisogno di lei alla guida ma voleva sempre essere pronta e poi se voleva essere in grado di affrontare situazioni pericolose doveva conoscere bene la nave e avere esperienza.

Carlo era andato a farsi un riposino, non aveva dormito da quando erano partiti ed era visibilmente stanco. Sembrava abituato ad esercitare autorità ma in realtà era la prima volta e anche se sembrava riuscirci bene spontaneamente, era sempre in dubbio sulle decisioni, sul tono usato e così via.

Sonia stava dando lezioni di meccanica a Luisa perché era l’unica a non conoscere nulla della sala macchine ma voleva avere almeno un’infarinatura per gestire meglio gli armamenti. Era convinta che non bastasse una buona mira e una conoscenza delle armi, doveva conoscere anche l’energia che le alimentava e la loro origine.

Dopo averci pensato su per parecchio tempo Gabriele prese una decisione, avrebbe parlato con Elisa e l’avrebbe costretta ad affrontare il problema che la stava turbando tanto profondamente. La trovò nella sua cuccetta, seduta davanti all’oblò che guardava il nero dello spazio vuoto.

Ciao Elisa ─ disse dalla porta della cuccetta che era aperta ─ pare che siamo gli unici che non hanno niente da fare e mi stavo annoiando da solo, pensavo che potevamo fare insieme un giro della nave, sarebbe utile conoscerla meglio.

Elisa non rispose, sicuramente l’aveva sentito ma non mosse un muscolo e rimase in silenzio. Dopo un paio di minuti Gabriele riprese a parlare ─ non so cosa ti preoccupa ma non la risolverai restando qui a guardare il nulla.

Nessuna risposta neanche questa volta, Elisa lo ignorava e Gabriele non sapeva come aiutarla. Veramente lo sapeva, ci aveva già pensato, lei stava affrontando sé stessa e non ne sarebbe uscita spontaneamente se non dopo giorni di lotta e probabilmente ne sarebbe uscita sconfitta, quindi, ora che ne aveva la certezza, attuò quanto aveva preparato.

Ho bisogno di aiuto, bisogna sistemare il materiale nel magazzino, dopo l’atterraggio brusco molti cassoni sono in mezzo e non sono più fissati in modo opportuno, ti ho invitata a fare un giro della nave ma il mio obiettivo era di farmi aiutare a mettere a posto, il capitano me ne ha incaricato.

Elisa girò la testa e poi si alzò, senza parlare e si diresse verso il magazzino, Gabriele sorrise fra sé era riuscito a smuoverla, farsi dire cosa la turbava era troppo ma smuoverla e darle altre cose a cui pensare sarebbe stato utile.

Si diressero entrambi verso il magazzino, senza parlare e a passo moderato e una volta giunti lui cominciò ad analizzare i vari scatoli, cassoni e apparecchiature sparse senza però dire o fare nulla.

Dopo un po’ lei, stanca di quella inattività si rivolse a Gabriele ─ Se devi solo guardare non hai bisogno del mio aiuto – lui, che aveva aspettato che lei parlasse, rispose con un tono mesto ─ scusami è che non so da che parte cominciare, ci sono così tante cose fuori posto.

─ Bisogna organizzarsi, prima dobbiamo controllare i blocchi di tutte quelle ancora fissate alle paratie per accertarci che non siano danneggiati, poi riportiamo al loro posto i cassoni più grossi e poi le scatole sui vari ripiani cercando di rispettarne la catalogazione e per ultimo sistemiamo l’attrezzatura sui tavoli e controlliamo che sia ancora funzionante.

Giusto, mi sembra logico, allora io inizio a controllare da destra e tu da sinistra ─ detto questo Gabriele si avvio a sinistra e Elisa dopo un momento di riflessione si avviò a destra mentre le scappava un sorrisetto.

L‘idea di Gabriele sembrava funzionare, man mano che sistemavano il magazzino il viso di Elisa si andava rilassando e anche se non aveva ancora capito cosa la turbava sapeva di averla indirizzata verso la normalità.

In sala macchine c’era silenzio, nessuno disturbava il lavoro di Marziol, il solo rumore presente era quello delle macchine in funzione, ma era un ronzio basso che il cervello imparava subito a rimuovere. Un beep improvviso di una postazione attirò l’attenzione di Marziol che si girò e cominciò subito a manovrare i comandi.

Era un allarme attivato da uno dei tanti esperimenti che stava facendo con i sensori, indicava la presenza di una massa metallica a un centinaio di metri dalla nave ma uno sguardo all’esterno gli fece pensare ad un errore delle apparecchiature, fuori non c’era nulla.

Dopo qualche secondo partì un altro allarme, questa volta un sensore indicava l’aumento di energia all’interno della nave, ma non era possibile, Marziol pensò che aveva giocato troppo, che aveva creato troppi accoppiamenti fra le varie funzioni e adesso gli sfuggiva tutto di mano.

Però qualcosa doveva esserci, anche se lui avesse fatto collegamenti errati, un equilibrio si era rotto per far scattare gli allarmi, qualcosa doveva essere successo. Stava ancora riflettendo quando udì la voce del capitano – Una nave è apparsa improvvisamente accanto all’Aurora volante, Allarme rosso, tutti ai propri posti.

Sonia si diresse subito verso la sala macchine e Luisa raggiunse velocemente la console degli armamenti in plancia. Carlo era già li, svegliato da Barbara che aveva visto comparire la nave accanto a loro, era corso immediatamente.

Marziol attivò immediatamente una combinazione di ricerca che aveva preparato per affrontare le situazioni sconosciute e collegò la sua postazione con la plancia in modo da condividere le informazioni senza bisogno di spostarsi, non era il caso di perdere tempo ad arrivare in plancia.

Gabriele stava per iniziare un discorso ad Elisa, ci aveva pensato parecchio e aveva deciso che questo era il momento migliore per parlare ─ Elisa ─ le disse girandosi verso di lei. Ammutolì all’istante, alle spalle di Elisa erano apparse una decina di figure umane.

Indossavano una tuta completamente nera, con una cintura color argento e dei cerchietti dello stesso colore ai polsi e alle spalle. Erano pesantemente armati e avevano un casco che gli copriva la testa integralmente, un casco senza visiera, era completamente liscio e nero.

La nave ci sta chiamando ─ disse Barbara ─ sta usando i canali dei mercanti ─ Carlo riflettè sulla faccenda, una nave mercantile non appare all’improvviso, solo una nave da guerra poteva essere attrezzata a quel modo ma lui non conosceva quel modello di nave.

Potevano essere mercanti che si erano impossessati di una nave militare ma era inutile fare ipotesi con i pochi dati che aveva a disposizione, doveva parlarci e capire ─ passali sullo schermo principale ─ disse e sullo schermo apparve Budin.

Aveva un sorriso subdolo, faceva pensare ad un gatto che gioca con la sua preda. Era sempre vestito di bianco e aveva una cintura nera e delle fasce nere ai polsi e alle spalle. ─ Ci rivediamo ─ esordì e dopo una pausa studiata ─ mi hai rubato la merce, l’hai portata via senza pagarla ed io non posso permetterlo.

Carlo non aveva pensato minimante al vicesindaco di Sondrio, aveva tentato di truffarli e avevano dovuto scappare, dire che erano loro i ladri era da fuori di testa ma doveva fare attenzione, se la nave aveva un sistema di occultamento aveva sicuramente anche delle armi a bordo.

Avete cominciato a spararci e non abbiamo avuto il tempo di pagare, ti assicuro che ne avevamo l’intenzione. Vieni a bordo che provvedo subito. ─ Budin scoppiò in una risata ─ e tu credi che mi metterei nelle tue mani? Questa nave è armata ed è molto più veloce della vostra, arrendetevi. Se lo fate vi lasceremo andare via con la navetta di emergenza.

Gabriele non aveva armi, le usava raramente e non pensava certo di averne bisogno a bordo ma non poteva restare a guardare, stavano assaltando la sua nave e lui non lo avrebbe permesso. Si buttò addosso ai nuovi arrivati sperando che attaccandoli di sorpresa avrebbe potuto sottrarre un’arma.

Elisa che vide Gabriele arrivare correndo verso di lei rimase bloccata solo un momento e poi si girò per vedere verso cosa lui si stava scagliando. Aveva pensato ad una cassa in bilico o ad un oggetto che cadeva ma mai di trovarsi degli uomini alle spalle.

Non ci pensò nemmeno un attimo, colpì con un calcio al petto l’aggressore più vicino e si impossessò del coltello che aveva alla cintura. Aveva pensato di prendere l’arma ma non avrebbe potuto sparare all’interno della nave senza rischiare di fare danni seri e quindi aveva cambiato obiettivo.

Gabriele aveva appena abbattuto un uomo in nero quando gli assalitori si resero conto che la loro sorpresa non era andata a buon fine e si riscossero, gli si buttarono addosso in quattro e lo atterrarono.

Elisa non lasciò il tempo al corpo del primo assalitore di raggiungere terra che già aveva colpito con il coltello un altro avversario e si stava preparando a colpire il terzo. Questo non si fece sorprendere e riuscì ad evitare il colpo spostandosi di lato e ne approfittò per afferrarle il braccio.

Elisa mosse la gamba con un moto circolare andando a colpire il piede dell’avversario e contemporaneamente lo spinse facendogli perdere l’equilibrio, non era ancora arrivato a terra che lei lo colpì con una gomitata in pieno petto, togliendoli il fiato e appena lui ebbe lasciato andare il braccio, lo colpì con il coltello.

Gabriele non riusciva più a reagire, uno lo aveva bloccato da dietro e altri e due gli avevano bloccato le braccia. Un quarto era di fronte a lui con un ghigno sulla faccia, pronto a colpirlo con una mazza. Stava per farlo quando l’uomo che teneva Gabriele per le spalle venne colpito da Elisa e lasciò la presa.

Gabriele si abbassò evitando la mazza e riuscì a prendere il coltello dell’uomo alla sua sinistra e prima che questo potesse reagire lo aveva colpito sotto all’ascella. L’uomo di fronte a lui abbandonò la mazza ed impugno un’arma ad energia ma non fece in tempo ad usarla che Elisa gli aveva lanciato il coltello colpendolo al cuore.

L‘uomo che teneva Gabriele per le spalle era ancora a terra, intontito ma ancora in condizioni di combattere. Vide davanti a se i piedi di Elisa e li afferrò proprio mentre lei avanzava, facendola cadere in avanti. Uno degli avversari si sedette subito su di lei e le afferrò la testa dai capelli sollevandola da terra e facendola sbattere subito dopo.

Gabriele aveva appena raccolto la mazza da terra che dovette usarla contro un uomo in nero che lo stava affrontando. Lo colpì alla testa ma il casco fece rimbalzare la mazza senza che ne avesse alcuna conseguenza apparente. L’avversario approfittò della sua apertura per colpirlo con un manganello, che sembrava un normale manganello ma al momento del contatto emetteva una forte scarica elettrica. Gabriele era fuori combattimento.

Carlo non sapeva cosa stava accadendo nel Magazzino e stava cercando di decidere come comportarsi con Budin. Di certo non poteva lasciargli la nave con tutto il suo contenuto e non si fidava della sua parola, era certo che li avrebbe uccisi comunque o li avrebbe resi schiavi.

Fece un segno a Barbara e lei tolse l’audio alla comunicazione ─ Luisa, sei riuscita a vedere che tipo di armi hanno a bordo? i nostri scudi potrebbero reggere? Barbara riusciamo ad invertire la spinta della nave?

Il sistema di occultamento della nave è parzialmente attivo e non mi permette di vedere nell’area dove ci sono le armi. Questo però gli impedisce di utilizzarle, quindi finché sono occultati anche parzialmente non possono colpirci.

Non possiamo invertire la spinta della nave – aggiunse Barbara ─ lo scafo non reggerebbe, ma possiamo utilizzare propulsori laterali per cambiare rotta più velocemente, i dati che arrivano dai sensori con le nuove funzioni di Marziol mostrano un motore vecchio tipo, più lento del nostro, possiamo provare a sfuggirgli.

Bene, preparati a farlo, al mio segnale, invece tu Luisa preparati a coprire la parte della nave dove ci dovrebbero essere le navi ─ disse Carlo facendo poi un cenno a Barbara che riattivò l’audio.

Potrei prendere in considerazione l’idea di lasciarti la nave per salvare il mio equipaggio, ma sono convinto che non rispetteresti i patti ─ Carlo ora guardava Budin senza più parlare. Fu il vicesindaco a parlare dopo un paio di minuti di silenzio ─ fai entrare i tuoi uomini in una navetta e falli partire, quando saranno a distanza di sicurezza mi lasci il controllo della nave.

Carlo fece finta di pensarci ─ Si ─ disse ─ mi sembra più sicuro così, si può fare, al massimo puoi uccidere me ma almeno avrò salvato il mio equipaggio. Va bene ─ e poi facendo finta di premere il pulsante dell’interfono ─ a tutto l’equipaggio, abbandonare la nave, prendete una navetta e avviatevi verso il pianeta della nostra galassia più vicino, dovreste raggiungerlo in un paio di settimane.

Elisa era a terra con un avversario sulle spalle, un altro che pur steso le teneva i piedi bloccati a terra e altri e due poco lontani. Gabriele era ormai fuori gioco. Il colpo alla fronte l’aveva stonata ma si era ripresa in fretta era abituata a prenderle.

Sul suo pianeta era stata costretta a combattere fin da bambina, doveva fare a pugni per il pane, per avere una birra, per salire sui mezzi di trasporto e per qualsiasi cosa, era una lotta continua. La loro cultura era strana per gli altri mondi ma lei ci era abituata, se non avevi la forza di conquistarti una cosa non avevi diritto ad averla.

Si rilassò completamente, ora che non opponeva più resistenza l’avversario che aveva sulla schiena diminuì la forza delle gambe e lei riuscì a ruotare verso destra e liberare una mano con la quale lo colpì nello stomaco e prima che avesse il tempo di reagire colpì alla base del collo lateralmente dove non c’era la protezione del casco.

L‘uomo che le stava sopra si accasciò. Elisa colpì con gli stivali la faccia di quello che le teneva bloccati i piedi, anche lui aveva allentato la presa quando si era rilassata. Ora erano rimasti solo due.

I due si guardarono un attimo, erano rimasti sorpresi da come si era liberata, erano convinti che il combattimento era finito. Uno sguardo d’intesa e si allargarono per affrontarla da due lati diversi, ma lei non gli lasciò il tempo, con un calcio in velocità colpì il più vicino alla testa, il casco assorbì l’urto ma non riuscì ad evitare al collo colpito da quell’angolazione di spezzarsi.

L‘altro prese l’arma laser che aveva alle spalle e stava per puntare quando Elisa lo colpì dove pensava che dovessero esserci i testicoli. Aveva fatto male i calcoli, era una femmina, il colpo era stato forte e doloroso ma non l’aveva messa fuori combattimento, anzi, l’aveva fatta arrabbiare.

La donna puntò l’arma su Elisa e stava per fare fuoco quando Gabriele, che si era ripreso, la colpì prima alla parte posteriore del ginocchio facendola inginocchiare e poi le afferrò il casco e tirò. Rimase con il casco in mano e ad Elisa apparve quella che sembrava una ragazzina.

Era alta e non aveva seno, per questo l’aveva presa per un maschio, ma non doveva avere più di 12 anni. Elisa arrestò il suo attacco e la guardò, le ricordava lei da piccola, stessa tenacia e stessa forza ma piena di paura.

Carlo diede il segnale a Luisa e Barbara. L’Aurora volante fece un balzo in avanti e contemporaneamente un siluro partì verso la nave di Budin, a quella distanza non potevano mancarla.

Fortunatamente si erano allontanati quando la nave avversaria esplose, Budin contava sull’azione di abbordaggio e non sulla forza della sua nave, che peraltro non aveva armi a bordo. Quando si erano avvicinati all’Aurora volante in occultamento aveva fatto tele-trasportare una squadra all’interno, scegliendo il magazzino perché quasi mai c’era qualcuno dentro. Poi aveva parlamentato per prendere tempo, non aveva pensato che quegli idioti potessero accettare di consegnare la nave.

Erano passati due giorni dall’assalto, erano sulla rotta giusta e tutto andava bene. Carlo aveva promosso Elisa a responsabile della sicurezza e lei ne era stata felice. Tutti erano felici per come avevano superato l’arrembaggio dei contrabbandieri, solo Gabriele aveva un cruccio. Voleva sapere perché Elisa era stata così abbattuta.

Quella sera dopo che tutte ebbero cenato invece di recarsi alla sua cabina si diresse verso quella di Elisa, la porta era aperta come sempre, lei non amava stare chiusa in una scatola. Si schiarì la gola per manifestare la sua presenza ed Elisa si girò verso di lui e sorrise.

Hai bisogno di nulla? ─ chiese Gabriele guardandola con dolcezza ─ magari un po’ di compagnia, mi piacerebbe parlare, ma solo parlare, se per te va bene ─ certo che mi fa piacere parlare, vuoi raccontarmi della tua vita o vuoi che ti parlo della mia.

Volevo ringraziarti per avermi tolto dallo stato catatonico in cui mi trovato. Non mi era mai capitato di subire senza reagire, quella esperienza su Sondrio mi aveva molto scossa, avevo paura di non avere più la forza di reagire ma ho scoperto che era stato solo il contesto a rendermi incapace di difendermi. Sul mio pianeta dobbiamo conquistarci tutto con la lotta ma mai un uomo prenderebbe una donna con la forza o viceversa.

Il proprio partner va scelto e poi si deve guadagnare il diritto ad accoppiarsi, facendo regali, componendo canzoni o versi. Per questo ti ho detto che dobbiamo solo parlare, se vuoi altro te lo devi guadagnare. Risero tutti e due, si versarono un po’ di whisky in un bicchiere e brindarono al futuro.

Maurizio

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