Baseolo ─ 8 ─ Primi problemi

Sull’Aurora Volante erano tutti impegnati ad ambientarsi e a conoscere a fondo i vari sistemi di bordo, ne andava della loro vita.

Marziol era in plancia e tutto entusiasta stava spiegando a Barbara che avevano decine e decine di sensori di vario tipo e delle funzionalità del computer per raggrupparli in diverse combinazioni e quindi analizzare di tutto. ─ vedi─ le stava dicendo ─ con questa configurazione possiamo vedere oggetti minuscoli entro cento chilometri da noi, invece se uso questa combinazione possiamo vedere le alterazioni legate alla gravità, e invece con quest’altra combinazione…..

Barbara non lo stava seguendo più, le faceva piacere che fosse contento ed era stato di buona compagnia finora, ma quando iniziava a parlare di qualcosa che lo appassionava non la finiva più.

Era ormai concentrata sul sistema di navigazione automatica, stava vedendo i vari stili di navigazione che la nave poteva assumere quando fu richiamata dalle urla di Marziol ─ vira, vira immediatamente abbiamo una barriera di energia davanti, dobbiamo virare o ci scontreremo.

Fortunatamente era abituata a prendere decisioni prima ancora di aver compreso e colpì con forza il timone facendo fare una curva strettissima alla nave che fortunatamente non viaggiava alla massima velocità. La manovra fu immediata e probabilmente questo salvò la nave, ma non impedì di urtare la barriera con la parte posteriore.

Si sentirono dei forti rumori e contemporaneamente un forte urto li spinse di lato, sarebbero stati sbattuti contro le paratie se non avessero avuto l’abitudine di allacciarsi alla propria postazione.

Per Gabriele non fu così facile, stava delicatamente versando delle micro particelle alimentari in un contenitore di alghe carnivore. La botanica era un’altra sua passione, ma solo piante minuscole. L’urto lo lanciò contro il tavolo dove aveva predisposto alcuni esperimenti che fece cadere sul pavimento finendoci poi sopra.

Cadde pesantemente con la spalla e fu sopraffatto da un forte dolore che fortunatamente diminuì presto. Cercò di alzarsi ma il braccio non si muoveva e quando provò a toccarlo con la mano provò nuovamente un forte dolore e gridò.

Riuscì comunque ad alzarsi tenendo il braccio ferito penzoloni e guardò a terra, era un disastro, almeno metà delle sue piantine erano sparse per terra senza più l’ambiente protettivo intorno, non sarebbe riuscito a salvarle e adesso doveva occuparsi del braccio e vedere se c’erano altri feriti a bordo.

Si distese su uno dei lettini e avviò la diagnostica, il computer medico identificò il problema e curò il braccio completando il lavoro con una fascia rigida ─ per alcuni giorni non potrà utilizzare il braccio ─ disse al termine dell’operazione.

Sonia era in sala macchine e quando aveva avvertito la nave virare in quel modo si era buttata su una poltrona di controllo e si era allacciata ad essa appena in tempo, questo l’aveva salvata. Ora guardava la quantità di segnalazioni di anomalie che lampeggiavano su tutti i quadri di controllo e stava cercando di capire dove intervenire prima.

Carlo arrivò correndo in plancia, aveva un taglio sulla fronte e sembrava stare bene. ─ Cos’è successo ─ disse quasi urlando, ─ abbiamo colpito una barriera di energia, invisibile anche ai sensori standard, fortunatamente Marziol stava provando i sensori a grappolo e l’ha rilevata permettendoci di non scontrarci direttamente.

Sala macchine, rapporto sui danni ─ disse Carlo ma non ricevette risposta ─ sala macchine a rapporto ─ ripeté e quando non ebbe risposta ─ Marziol vai vedere che succede in sala macchine e riferisci appena puoi. Barbara riesci a pilotare la nave?

Mentre Marziol usciva dalla plancia Barbara annuì ─ riesco a pilotare ma manca la spinta, avanziamo per inerzia.

In quel momento entrò Elisa che durante l’impatto stava riposando in cabina e quindi non aveva avuto conseguenze. Si mise immediatamente davanti alla console scientifica e controllò i dati che la nave stava comunicando.

Capitano, non ci sono danni strutturali seri, le pareti esterne sono intatte, nessun graffio, qualche danno nel magazzino e ho disattivato il sistema del riciclo dell’acqua, c’è un’interruzione in una parte del circuito e ho preferito non fare aumentare la pressione.

Abbiamo un problema serio con i motori che sembrano compromessi ma per saperne di più dovrei andare in sala macchine ─ il capitano annuì ed Elisa uscì dalla plancia.

Gabriele arrivò in plancia e chiese al capitano se ci fossero feriti, poi vide il taglio sulla sua fronte e si avvicinò con il kit medico ─ è un graffio ─ disse Carlo ─ stiamo tutti bene, dovresti vedere come sta Luisa, non l’ho vista dopo l’impatto, era ancora nella sala mensa, voleva modificare la disposizione delle attrezzature.

Gabriele lasciò velocemente la plancia e si diresse verso il centro della nave dove si trovava la mensa sperando che non fosse successo nulla.

Quando Marziol entrò in sala macchine vide lucine accese e lampeggianti su tutte le pareti e vide Sonia a terra prona e si lanciò verso di lei. Avvicinandosi si accorse che non era priva di sensi ma infilata con la parte superiore del corpo in una parete da cui aveva rimosso una paratia.

Non si fermò a godersi lo spettacolo ma andò subito alla console di controllo dei motori per capire cosa fosse successo. Il danno era serio, l’urto aveva fatto toccare due componenti chiave del motore che si erano annichiliti.

Si chiese cosa stesse cercando di fare Sonia fra le pareti e guardando lo schema capì che cercava di staccare manualmente i cavi di alimentazione del motore, se avessero continuato ad erogare energia senza che fosse utilizzata se ne sarebbe accumulata tanta da provocare un’ esplosione.

Attivò immediatamente il sistema di refrigerazione, era quello che richiedeva maggiore energia, in questo modo ne sarebbe arrivata meno al motore e Sonia avrebbe avuto più tempo per scollegare i cavi.

Gabriele raggiunse la mensa in meno di un minuto e rimase bloccato dalla scena che gli si presentò. C’erano tavoli, sedie, pannelli, strumenti, attrezzi e tanti altri oggetti tutti ammucchiati in un angolo della stanza, sembrava il deposito di uno sfascia-astronavi.

Sentì un rumore e un ansito ma non capiva da dove provenisse. La stanza era quasi tutta vuota tranne quell’angolo con i rottami e si avvicinò li. Non sentiva più nulla ma Luisa quasi sicuramente era li e doveva controllare.

Si avvicinò alla montagna di rottami e cominciò a toglierli iniziando da quelli più ingombranti, fortunatamente era abbastanza forte per essere magro e aveva lavorato per sei mesi in un cantiere per scontare una condanna per una rissa e lì aveva imparato come trattare gli oggetti pesanti, sapeva come gestirli e come sfruttarne la forma per ridurre la forza necessaria a muoverli.

Elisa arrivò in sala macchine e si sorprese di trovarla freddissima. Sentì un leggero sibilo e dopo qualche secondo Il grido di Sonia. Si avvicinò alla parete dove Sonia era infilata e la vide scuotersi come percorsa da una scarica di corrente.

Stava per toccarla quando Marziol la tirò indietro ─ ferma, moriresti con lei, dobbiamo staccare l’alimentazione ma era proprio quello che lei cercava di fare. Il computer non ci riesce e il sistema di sicurezza non ha funzionato, non c’è altro modo che tagliare il cavo ma nel tagliarlo anche se si indossano i guanti di gomma c’è tanta di quella energia che se ne viene attraversati comunque.

Elisa voleva fare qualcosa, si sentiva impazzire ma Marziol aveva ragione, toccarla non avrebbe aiutato.

Barbara ruotò con la sua poltrona verso Carlo ─ mi preoccupa non ricevere notizie dalla sala macchine, vado a vedere che succede.

─ No ─ le disse Carlo ─ è necessario che resti a pilotare la nave, ci sono stati diversi cali di energia e non possiamo fidarci del computer. Vado io a vedere, intanto se pilotare non ti impegna troppo cerca un pianeta abitato nelle vicinanze, comincio a pensare che avremo bisogno di aiuto ─ Detto questo si alzò e si diresse anche lui in sala macchine.

Gabriele era ormai esausto ma non si fermava, stava spostando di tutto, non ricordava che c’era tutta quella roba nelle mensa. Sollevando un tavolo vide il volto di Luisa, sporco di sangue, il resto del corpo era sepolto sotto una montagna di oggetti.

Cambiò strategia cercando di non modificare il peso degli oggetti che premevano sul corpo di Luisa utilizzandone alcuni come leva. Finalmente riuscì a liberare tutta la parte superiore di Luisa e le si avvicinò al volto, il respiro c’era, bene, doveva portarla quanto prima in infermeria, potevano esserci lesioni interne e bisognava intervenire subito.

Liberò anche la parte inferiore del corpo notando che su una coscia c’era un taglio profondo a giudicare da quanto sangue era nei pressi. La sollevò e corse verso l’infermeria.

Carlo arrivò in sala macchine in tempo per vedere Sonia che sussultava come attraversata da energia e Marziol poggiato ad una paratia con una mano mentre con l’altra stava per toccare il corpo di Sonia. ─ non farlo ─ gridò e corse verso i due, ma era troppo tardi, Marziol aveva toccato la mano di Sonia e ora erano in due che sussultavano.

Passò meno di un secondo quando sentì il computer dire ─ Misure di sicurezza in funzione, Energia disattivata ─ e capì che Marziol aveva fatto l’unica cosa che poteva salvare Sonia, utilizzando il suo corpo come conduttore aveva creato un corto circuito con la paratia costringendo i sistemi di sicurezza a disattivare l’erogazione di energia. Se non era già tardi le aveva salvato la vita.

Gabriele arrivò correndo in infermeria, per la fretta aveva quasi urtato la testa di Luisa, ma non poteva perdere tempo, la depositò sul lettino che lui aveva usato prima e che fortunatamente aveva dimenticato di disattivare così partì immediatamente la scansione della donna. Gabriele era teso e preoccupato, non poteva fare nulla finché durava la scansione ma aveva bisogno di agire, era stanco, quasi privo di forze ma aveva tanta energia da scaricare e non riusciva a stare fermo.

Nessuna lesione interna, alcuni tagli superficiali e uno più profondo sono stati curati, apparentemente non sono presenti lesioni al cervello ma serve il paziente in stato di coscienza per valutare─ Il responso del computer medico lo aveva tranquillizzato, ora poteva sedersi.

Fece appena in tempo a poggiare le chiappe sulla poltrona che dall’interfono arrivò la voce del capitano ─ dottore immediatamente in sala macchine, due dell’equipaggio hanno preso una forte scossa di corrente ─ Gabriele che non aveva ancora fatto in tempo a pensare di rilassarsi si alzò immediatamente, prese il kit medico e corse in sala macchine.

Appena arrivato vide Elisa che stava effettuando la rianimazione cardiopolmonare a Marziol e Carlo che aveva appena estratto Sonia dalla paratia. Si avvicinò immediatamente a Sonia e vide che c’erano diverse ustioni sul volto e sulle mani. Attivò lo scanner medico e con sollievo constatò che il cuore batteva regolarmente anche se il petto si sollevava in maniera appena percettibile per la respirazione.

Era tutto a posto, la scarica aveva quasi sicuramente bloccato il sistema nervoso che ora si stava lentamente riprendendo. Non era in pericolo di vita. Si girò verso Marziol e vide che Elisa che era ancora a cavalcioni su di lui, lo stava guardando sorridendo, lo scanner indicò che era tutto a posto, forse poteva finalmente riposare.

In quel momento entrò in sala macchine Barbara ─ ah, siete tutti qui, nessuno mi faceva sapere nulla e sono venuta a controllare, temevo di essere rimasta da sola ─ poi girandosi verso Carlo ─ stiamo rallentando, la gravità di un pianeta ci sta trascinando verso una stella ma ho impostato una rotta che sfruttando l’attrazione dovrebbe permetterci di atterrare su Sondrio, il pianeta più esterno della galassia di Arquata, c’è una stazione di riparazione.

Carlo annuì ma non sembrava convinto ─ non possiamo presentarci così, ci venderebbero subito al pianeta centrale, se non ricordo male c’è una grande attività di contrabbando, anche di astronavi, dobbiamo metterci in contatto con quei delinquenti.

Maurizio

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