Baseolo – 13 – Gli esterni

L‘Aurora volante aveva superato da parecchio il centro della galassia Arquata e aveva quasi raggiunto i limiti esterni. Dopo lo scontro con i contrabbandieri di Sondrio non avevano avuto altri incontri, erano stati fortunati. A bordo tutto procedeva normalmente, i sette si erano ambientati bene e avevano stretto legami fra loro, nulla di serio, ma era importante visto che condividevano un piccolo spazio e i pericoli della loro missione.

Carlo era molto teso, le istruzioni che aveva ricevuto gli ordinavano di raggiungere un punto della galassia. Erano state rilevate diverse anomalie, queste anomalie seguivano una rotta precisa e lui doveva raggiungere il punto in cui ci sarebbero state se avessero continuato a procedere alla stessa velocità. Mancava poco al punto di incontro ma sui sensori non appariva nulla di diverso.

Marziol aveva finalmente smesso di giocare, era sempre affascinato da quello che i sensori di quella nave erano in grado di fare ma si era stancato di quel gioco e stava passando un po’ di tempo ad allenarsi con Sonia. Erano tutti e due poco esperti di combattimento e dopo l’abbordaggio della nave volevano essere pronti a tutto.

Sonia aveva afferrato il braccio con cui Marziol voleva colpirla e lo aveva tirato per fargli perdere l’equilibrio e quando cadde si mise a ridere come una ragazzina, aveva scordato il loro primo incontro di qualche giorno prima.

Marziol si era appena rialzato e messo in posizione di guardia quando un allarme provenne dal suo comunicatore ─ accidenti, di nuovo una segnalazione dei sensori, non ho pensato a collegare un messaggio al suono, sarebbe stato utile per sapere se si tratta di una cosa importante. Devo andare, scusami. ─ detto questo si avviò verso la sala macchine.

Sonia, rimasta sola, iniziò a tempestare di colpi un manichino, era contrariata, Marziol cominciava a piacergli e mentre lottavano riusciva a capirlo ma quando c’erano i sensori, quei dannati sensori avevano la precedenza.

Arrivato in sala macchine Marziol vide che su uno schermo c’era disegnata una enorme figura regolare, uno strano parallelepipedo pieno di buchi, anzi no, erano altri parallelepipedi più più piccoli che riempivano tutte le facce. Non poteva essere un errore dei sensori ma sullo schermo che visualizzava l’esterno non c’era nulla.

Provò a cambiare la frequenza di analisi ma l’oggetto spariva del tutto, provò con analisi di altro tipo ma nessuna dava risposte, forse non c’era nulla ma era strano che venisse rivelata una forma geometrica per errore. Nel dubbio pensò fosse meglio informare Carlo ─ Capitano, i sensori sperimentali hanno rilevato un oggetto enorme davanti a noi, abbastanza vicino alla rotta che stiamo percorrendo.

Carlo, che temeva di non trovare nulla in quell’area e non aveva idea di come proseguire la missione, si alzò immediatamente e disse a Marziol di mandare l’immagine dell’oggetto sullo schermo della plancia. Non poteva essere un’astronave, sembrava un enorme condominio senza finestre ma pieno di balconi. Misurava almeno due chilometri nel lato più lungo.

Mentre lo osservavano dall’oggetto uscì una sfera di luce, molto veloce, che fortunatamente non attraversava la loro rotta. ─ Marziol analizza la sfera, presto ─ si tratta di energia ─ rispose Marziol ─ energia pura e molto molto compressa, non so come fa a stare in uno spazio così ristretto.

Barbara si voltò verso il capitano ─ è diretta al centro della galassia ─ disse con enfasi ─ se è energia compressa date le dimensioni avrà una forza distruttiva enorme ─ aggiunse Luisa ─ potrebbe essere un proiettile, una volta raggiunto l’obiettivo basterebbe non contenere più l’energia e tutto intorno nel raggio di diversi anni luce sarebbe annichilito.

Barbara, dirigiamoci verso il condominio ─ ordinò Carlo ─ Marziol, trasferisci i controlli in plancia e vieni qui, dobbiamo capire il più possibile e dobbiamo coordinarci ─ Carlo adesso era visibilmente preoccupato, aveva tanto atteso questo momento nelle ultime settimane ma ora tutto sembrava correre veloce verso la fine e lui non aveva idea di come comportarsi.

Sonia se facciamo fuoco sulla sfera? ─ Carlo quasi urlò nel chiederlo ─ Anche se colpiamo la sfera con la massima energia che abbiamo non otterremo nulla, andremo solo a incrementare l’energia che già possiede e se avessimo energia sufficiente a danneggiare il guscio che la contiene otterremmo solo di farla esplodere in quel momento, ma moriremmo immediatamente e tutte le galassie qui intorno compresa la nostra verrebbero distrutte.

L‘unica scelta che restava era quella di contattare il condominio, loro avevano lanciato la sfera e quindi erano in grado di controllarla, bisognava tentare il contatto sempre che non li distruggessero prima ancora di tentare.

L‘Aurora volante si avvicinò al condominio ancora invisibile se non fosse stato per i sensori sperimentali e iniziò a girarci attorno per trovare un’apertura o un punto che non fosse identico a tutti gli altri. Avevano provato a contattare gli esterni su tutte le frequenze conosciute, con messaggi di luce, con le onde sonore ma non avevano avuto risposta.

Carlo aveva chiamato tutti in plancia, intanto che ruotavano attorno all’oggetto una sonda si era avvicinata ed era sparita all’improvviso senza che nulla l’avesse colpita. Erano sul posto giusto, ma non capiva perché la sonda era stata distrutta e loro no.

Forse perché era sulla loro traiettoria e non volevano scontrarsi ─ disse Gabriele, ma Barbara non era d accordo ─ anche noi siamo stati sulla loro traiettoria durante i nostri giri attorno, e poi potevano attendere che si avvicinasse molto di più prima di distruggerla, non potevano essere certi che non cambiasse rotta.

E se fosse la presenza di vita ─ disse Elisa ─ le sonde che ha distrutto erano tutte senza equipaggio, forse e la nostra presenza a bordo che gli impedisce di distruggerci ─ Carlo ci pensò un po’ e poi disse ─ è un azzardo ma non abbiamo alternative, andiamo contro l’oggetto e sarà costretto ad interagire con noi.

Tutti lo guardarono come se fosse impazzito ma man mano che ci riflettevano si rendevano conto che non c’erano alternative e dall’espressione si vedeva che accettavano il rischio. ─ Barbara, andiamo davanti al condominio e fermiamoci sulla sua rotta.

Nella plancia c’era silenzio, erano sulla rotta dell’oggetto, fermi, in attesa di essere travolti. Se li avesse colpiti li avrebbe distrutti con la sua mole. L’oggetto continuava ad avvicinarsi e non succedeva nulla. E se avessero aperto il fuoco? Se a bordo non ci fosse stato nessuno e si sarebbero sfracellati sulla sua superficie? Tanti dubbi in ogni mente pensante dell’Aurora volante, ma nessuno che avesse cambiato idea, dovevano provarci.

L‘enorme oggetto era ormai a breve distanza, non aveva rallentato né cambiato rotta, continuava a puntare su di loro, mancavano ormai pochi secondi. Marziol aveva avviato un timer su un monitor, segnava 12 e diminuiva ogni secondo. Sette, sei, cinque, i pensieri di ognuno andarono ai propri cari, a quello che avrebbero voluto fare e forse non avrebbero fatto più é incredibile a quante cose si riesce a pensare in pochissimi secondi. Quattro, tre, due, ormai avevano smesso di pensare e avevano tutti e sette un’espressione serena, si guardavano l’un l’altro, nessuna parola ma si capivano come non mai. Uno, zero, zero, zero, non era successo nulla.

L‘oggetto è sparito ─ Marziol fu il primo a riprendersi ─ non c’é più ma noi siamo sempre nella stessa posizione, anzi no, ci stiamo muovendo anche se stiamo fermi, accidenti ─ Marziol picchiava le dita sulla tastiera cercando di avere informazioni ─ ma lo schermo non è nero, è tutto argento, il colore dell’oggetto, forse lo abbiamo tutto intorno ─ Elisa smise di parlare per un secondo ─ siamo nell’oggetto ─ e si accorse di averlo detto prima ancora di averlo pensato.

Maurizio

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