Baseolo – 14 – Il laboratorio

Amanda si stava specchiando nel grande olo-specchio del bagno, era sempre molto attenta al suo aspetto e se poteva passava molto tempo a truccarsi. Avrebbe potuto far fare al robot di servizio ma le piacevano quelle piccole imperfezioni che si creavano truccandosi da soli.

Era stupido truccarsi per attaccare un laboratorio ma l’attività di ogni giorno le dava una maggiore calma e le permetteva di concentrarsi meglio. Avevano passato tre giorni di fuoco con Baseolo, avevano fatto l’amore come se fosse la prima volta e poi l’avevano rifatto e poi ancora, non ricordava quante volte ma erano tutte indimenticabili.

Oggi era il gran giorno, sarebbero arrivati su Morzo dove il dott. Marcel aveva il suo laboratorio. Il piano era semplice ma molto era lasciato all’improvvisazione visto che non sapevano quante guardie avrebbero trovato all’interno e quanto grande fosse il laboratorio che sicuramente continuava sotto la superficie del pianeta.

Baseolo era in palestra, si stava allenando, il suo fisico era perfetto, aveva un somatotipo mesomorfo e ci teneva molto a restare in forma. Passava almeno un’ora al giorno in palestra se poteva, oltre ad allenarsi aveva tempo per lasciare divagare i pensieri, era un lavoro per il fisico e un riposo per la mente.

Finito l’allenamento si fece una doccia pulsante e si vestì con la sua tuta da combattimento preferita, oggi era il gran giorno e doveva essere pronto. La sua tuta era di un materiale composito che somigliava alla pelle opaca ma era adattabile perfettamente ai suoi movimenti ma si induriva agli impatti improvvisi.

Era prevalentemente nera con delle aree blu scuro a grandi cerchi che la rendevano meno cupa. Ai polsi aveva un computer da combattimento con armi integrate e una cintura con schermo di protezione automatico. Non voleva altro, per i combattimenti si basava di più sul suo istinto e sulle sue capacità.

Finito di vestirsi andò in plancia e trovò Amanda seduta su una poltrona con le gambe stese su quella di fronte, era il suo modo di sentirsi a suo agio. Era vestita con una semplice tuta rosso scuro, anche la sua di materiale composito ma molto più attillata, a Baseolo avrebbe creato un gran disagio indossarla mentre su Amanda era uno spettacolo.

─ Giusto in tempo, fra dodici minuti saremo in vista del pianeta ─ disse Amanda vedendolo entrare ─ il posto di pilotaggio è tuo, io vado nella camera di trasferimento ─ gli diede un appassionato bacio e uscì dalla plancia, odiava i discorsi inutili e odiava gli addii.

Baseolo si mise sulla poltrona di pilotaggio e attivò i sistemi di blocco, ora era tutt’uno con la nave. Pochi minuti e il pianeta fu in vista, sempre più vicino fino a riempire lo schermo. Non sembravano esserci armi per tenere a distanza le navi, probabilmente la difesa era tutto intorno al laboratorio e al suo interno.

─ Faccio due passaggi come se volessi solo curiosare, e al terzo di scarico, stai pronta ─ Baseolo dopo aver avvisato Amanda si concentrò, doveva essere attento a qualsiasi movimento, se li avessero colpiti ora la missione sarebbe finita.

Avevano valutato anche l’idea di atterrare fuori vista e avvicinarsi a piedi ma in quel caso sarebbero stati attaccati subito, così poteva sperare che pensassero ad un curioso di passaggio e dargli un po’ di tempo.

Sorvolò il laboratorio rallentando, come per dare un’occhiata e vide la botola che immaginavano fosse presente sul tetto. Sarebbe stato un problema se non ci fosse stato un accesso dall’alto.

Al secondo giro notò che alcuni muri del tetto erano più larghi di come li ricordava e senza pensarci un attimo si abbassò di più e attivò il trasferimento, Amanda sarebbe stata pronta anche se le aveva detto che l’avrebbe scaricata al terzo passaggio, lei era sempre pronta.

Aveva appena completato il trasferimento di Amanda che dai muri del laboratorio partirono raffiche di proiettili che lo mancarono solo perchè si era abbassato improvvisamente. Invece di prendere quota come avrebbe fatto chiunque per allontanarsi da quell’inferno Baseolo si buttò in basso appena superato il laboratorio e subito dopo virò a destra procedendo vicinissimo al suolo.

Anche le pareti laterali aprirono il fuoco ma erano preparate a sparare in alto e passò del tempo prima che si riposizionassero nella giusta direzione. Quel tempo fu sufficiente a Baseolo per allontanarsi dal laboratorio e mettersi fuori tiro.

Amanda si era trovata improvvisamente sul tetto del laboratorio, meno male che era pronta in anticipo, nel trasferimento veniva spostata la sua materia ma conservava parte della velocità e dovette fare una serie di capriole per non farsi male.

Vide un centinaio di bocche da fuoco sparare contro la navicella ma si occupò subito della sua missione, non avrebbe potuto fare nulla per Baseolo. Verso il centro del tetto c’era una botola e si diresse in quella direzione.

La botola non aveva maniglie né altri meccanismi visibili, probabilmente era predisposta per aprirsi solo dall’interno. Passò le mani sulla superficie per saggiarne il materiale e decise che era inutile perdere tempo a scardinarla o tagliarla, doveva lasciar fare ai serozzi, minuscoli batteri che si nutrivano di tutto o quasi ad eccezione delle piante.

Apriì il contenitore di origine vegetale in cui li teneva e li versò sulla botola, pochi secondi e già si vedevano i primi fori. Meno di un minuto e buona parte della botola era sparito, l’apertura era abbastanza grande da passarci ma doveva attendere che i batteri entrassero in fase di riproduzione.

I serozzi avevano la caratteristica di smettere di mangiare solo quando erano pieni e avendo cominciato insieme sarebbero stati sazi tutti insieme. A questo punto sarebbero passati al loro secondo stimolo, alla riproduzione e in quel momento non sarebbero stati pericolosi per lei.

Passò meno di un minuto altro e Amanda si accorse che il buco non si stava più allargando. Era il momento, tirò a sé le braccia e saltò nel buco allentando i muscoli delle gambe per essere pronta all’impatto con il pavimento.

Non fu una caduta lunga e appena atterrata i suoi sensi allenati le fecero assorbire la caduta con un lavoro di ginocchia contemporaneo ad uno spostamento del busto in avanti con atterraggio sul petto con le braccia e le mani aperte, in modo che la forza venisse scaricata su una superficie maggiore.

Aveva appena toccato terra che già era in piedi e si guardava intorno, la luce della tuta si era accesa in automatico, il corridoio in cui si trovava era al buio, probabilmente non era utilizzato. Percorse il corridoio verso una luce in lontananza e arrivata ebbe conferma che era la direzione giusta, c’era una scala che scendeva.

Scese la scala per diversi piani, era certa che la macchina del tempo sarebbe stata in uno dei piani più bassi, il più protetto, quindi continuò a scendere finché non vide una porta corazzata, diversa dalle altre, aveva trovato il piano giusto.

Aveva appena fatto in tempo ad avvicinarsi alla porta che il suono di alcuni passi alle sue spalle la fece voltare, era un uomo in camice bianco abbastanza avanti negli anni, non era il dott. Marcel, Amanda non lo aveva mai incontrato ma l’aveva visto in varie foto e filmati.

─ Non sei autorizzata a stare qui ─ esordì l’uomo ─ ora chiamo la sicurezza e passerai guai seri. Stava per toccare un comunicatore fissato sul camice quando lei lo colpì al collo e l’uomo si accasciò.

Non aveva ancora toccato terra che già Amanda stava girando nelle sue tasche, ma non trovò nulla, sperava in qualche dispositivo che sbloccasse la porta ma l’uomo non ne aveva. Le venne un’intuizione e avvicinò il corpo dell’uomo alla porta.

Si udirono una serie di scatti e la porta corazzata si aprì, aveva avuto molta fortuna. Amanda sempre reggendo l’uomo svenuto attraversò la porta e si trovò in una stanza molto grande al cui centro c’erano due gabbie di vetro e un sacco di strutture intorno, era un macchinario molto complesso, sicuramente la macchina del tempo.

Si avvicinò al pannello che sembrava nella posizione ideale per il controllo della macchina e digitò alcuni comandi. La sua intenzione era quella di copiare i dati della macchina e poi distruggerla invece il computer aveva rilevato comandi pericolosi e aveva attivato i protocolli di protezione.

Baseolo era lontano dalla struttura e indeciso sul da farsi. Il suo compito era finito ma era certo che Amanda non sarebbe riuscita a uscire da li senza il suo aiuto, ma come faceva ad entrare. Aveva già scartato decine di idee, quando una si affacciò lentamente alla sua coscienza e lo invase, era assurda ma poteva funzionare.

Programmò il pilota automatico per andare verso il laboratorio volando rasente al suolo e poi quasi in verticale fino al tetto e a quel punto riprendere il volo orizzontale e spegnersi. Lui si sarebbe trovato nella camera di trasferimento e quando avrebbe avvertito la fine della spinta verso l’alto si sarebbe trasferito all’esterno e la nave si sarebbe poggiata sul tetto dove non poteva venire colpita in quanto le armi puntavano verso l’alto per non distruggersi l’un l’altra.

Era un piano pazzesco ma poteva funzionare e lui voleva fare qualcosa e il piano funzionò, senza nemmeno rendersene conto Baseolo si trovò sul tetto del laboratorio e vide in un angolo la nave che si era fermata contro una muro dopo averlo urtato. Quindi avevano ancora un mezzo per andarse.

Raggiunse il punto in cui ricordava la botola ma trovò solo un enorme buco, abbastanza regolare. Non si chiese come avesse fatto Amanda ma prese una rincorsa e si tuffò all’interno fermando la caduta con una capriola e un saltello verso l’alto.

Prese il corridoio nella direzione opposta a quella scelta da Amanda e dopo un po’ si attivò la luce della tuta, si era allontanato dal foro e dalla luce che proveniva ed ora era al buio. In fondo al corridoio trovò una scala e iniziò a scendere.

Scese per diversi piani e quando la scala finì entrò nel locale che sembrava un magazzino. Era pieno di materiale e sembrava tutto molto ordinato. Guardò velocemente fra i contenitori per vedere se ci fossero armi o esplosivi ma la maggior parte erano strumenti e pezzi di ricambio.

Baseolo uscì dalla direzione opposta da cui era entrato e si ritrovò in una stanza piena di porte, era più lunga che larga e nei due lati più lunghi c’erano un numero incredibile di porte che facevano pensare a delle celle.

Si avvicinò alla prima e guardò dal vetro presente al centro della porta e vide una stanza di circa quattro metri per due e mezzo con un letto, un tavolino e un bagno portatile, ma era vuota.

Così anche la seconda e la terza ma la quarta lo lasciò senza parole, dentro c’era un uomo che stava dormendo, identico a lui, forse un po’ più grasso. Baseolo rimase a guardare quell’uomo senza che il suo cervello si decidesse a reagire.

Fu l’uomo a svegliarsi in quel momento e a mettere fine al blocco di Baseolo. Non sembrava sorpreso di vederlo anzi, sembrava quasi impaziente di comunicare. La porta aveva una maniglia, bastò ruotarla e i due si trovarono uno di fronte all’altro.

─ Non posso spiegarti ora ─ disse l’uomo che si era appena alzato dal letto ─ non c’è tempo e probabilmente non mi crederesti e se mi credessi sarebbe peggio, dobbiamo liberare gli altri se ce ne sono e provare a distruggere la macchina.

Baseolo non era abituato ad agire senza sapere quello che stava facendo ma la situazione era talmente strana e la sua mente talmente confusa che si limitò a seguire l’altro che appena uscito dalla cella stava guardando dentro alle altre.

Aprì delle porte dalle quali uscirono altrettanti uomini uguali a lui, tutti vestiti come il primo con una maglietta gialla su pantaloni bianchi. Ora erano in sei, l’unica spiegazione era che il dott. Marcel li avesse prelevati nel passato in momenti diversi ma a quale scopo?

I cinque vestiti di bianco e giallo gli si avvicinarono e uno di essi, forse era il primo che aveva liberato o forse no, sembrava guidarli, veramente anche lui sentiva una sensazione di dovergli obbedire anche se non capiva perché.

─ Dobbiamo andare a distruggere la macchina, ora ─ disse quello che sembrava il capo e si avviò verso la porta in fondo. Gli altri lo seguirono e alla fine anche Baseolo gli andò dietro, per ora, era importante distruggere la macchina del tempo ed era più facile in sei.

Amanda era accucciata dietro un macchinario pesante e sparava alle guardie che erano accorse appena scattato l’allarme. Era inchiodata li da un sacco di tempo e non riusciva a spostarsi, se voleva distruggere la macchina doveva trovare il modo di avvicinarsi, a quella distanza non era certa che un esplosione la distruggesse in maniera definitiva.

Inoltre voleva salvarsi, era poco probabile riuscirci ma voleva provarci e per provarci doveva schiodarsi da li. Stava cercando una qualche soluzione quando alcune delle guardie si voltarono e seguendo il loro sguardo vide che un gruppo di persone era entrato nella stanza.

Non riusciva a credere ai suoi occhi, era Baseolo, anzi, erano Baseolo, se non fosse stata certa che fosse impossibile fare cloni umani avrebbe pensato ad una simile evenienza, ma la scienza aveva abbandonato da secoli quei tentativi, il corpo si poteva clonare ma il cervello perdeva il sincronismo o qualcosa di simile e si creava un vegetale.

Quei sei invece sapevano muoversi con eleganza e velocità, stavano schivando i vari spari delle guardie e si avvicinavano. Immaginò che il dott. Marcel li avesse catturati nel passato e che il suo Baseolo li avesse liberati. Riconobbe il suo dal vestito, lo rendeva bello come un dio, ma che cavolo andava a pensare in questo momento.

Doveva approfittare della distrazione delle guardie per avvicinarsi alla macchina e piazzare gli esplosivi. Si alzò e sempre tenendosi bassa avanzò in direzione delle cabine, il dott. Marcel aveva previsto un viaggio per due, chissà se aveva una compagna.

Raggiunte le cabine piazzò gli esplosivi tutto intorno e poi andò verso il macchinario più grosso collegato alle cabine e mise degli esplosivi anche li. Era arrivato il momento di provare a fuggire, comunque avviò il timer per far esplodere tutto, diciassette minuti, doveva farseli bastare.

Ora doveva avvisare Baseolo e il suo gruppo che aveva attivato gli esplosivi, si avviò verso di loro. Era incredibile un combattimento con pochi rumori, nessuno parlava o gridava, le armi erano silenziose, gli unici rumori erano datai dai movimenti dei combattenti e dai loro passi.

Le guardie erano diminuite di numero, il suo Baseolo sparava con una mini-arma equipaggiata al polso, era un guerriero formidabile. Gli altri sembravano comunque bravi combattenti anche se non avevano armi.

Raggiunse il più vicino che rimase di stucco ─ Amanda ─ disse ─ che ci fai qui? ─ i suoi occhi si erano illuminati nel vederla ma si spensero subito, un colpo partito dalle guardie lo aveva colpito alla fronte.

Amanda si sentì lacerare dentro ma subito una parte del suo cervello le ricordò che era un Baseolo del passato e che il suo amore era ancora vivo, forse, doveva raggiungerlo. Si guardò intorno e sparò ad una guardia che stava combattendo con uno di loro.

Baseolo stava combattendo concentrato, molto concentrato, era l’unico ad essere armato ed era responsabile nei confronti degli altri. Le guardie erano ben addestrate ed erano tante anche se oramai la maggior parte era stata uccisa.

Vide Amanda dirigersi verso di lui mentre una guardia le puntava la sua arma e senza esitare fece fuoco uccidendola appena in tempo. Amanda che si era resa conto di essersi esposta si mise in posizione più riparate e gli fece cenno di raggiungerla.

─ Dobbiamo andarcene subito da qui, la macchina esploderà fra pochi minuti, quattordici per la precisione ─ gli disse tutto di un fiato appena Baseolo la ebbe raggiunta ─ dove hai parcheggiato la nave?

─ E’ sul tetto, uccidiamo le guardi rimaste, usciamo e blocchiamo gli accessi e potremo correre verso la salvezza ─ così dicendo Baseolo si lanciò di lato puntando il braccio verso una guardia mentre era ancora in volo e facendo fuoco. La guardia stramazzò e prima ancora che il corpo ormai inerte arrivasse al suolo Baseolo ne stava già puntando un’altra.

Pochi minuti e il combattimento finì, c’erano tre uomini con la maglietta gialla a terra ed erano tutti e tre morti. I due sopravvissuti si avvicinarono ad Amanda e Baseolo e con uno sguardo capirono che dovevano fuggire.

Amanda si recò alla porta corazzata che si era chiusa quando era scattato l’allarme e mise un mini esplosivo sul meccanismo d’apertura, si era appena allontanata quando questo esplose distruggendolo. Nessuno sarebbe entrato da li.

Si diressero tutti e quattro verso la stanza delle celle e Amanda e Baseolo, concentrando le loro armi su due colonne accanto alla porta fecero crollare parte del tetto bloccando anche quell’accesso e poi di corsa tutti sulle scale.

Arrivarono ansimanti sul tetto, era stata una salita veloce, e seguirono Baseolo con la tuta nera verso la nave. Entrarono e subito si diressero in plancia sempre seguendolo. Baseolo si mise sulla poltrona di pilotaggio ed Amanda prese il controllo delle armi, gli altri due occuparono le altre poltrone.

Baseolo non sapeva come risolvere il problema in cui si trovavano, poteva decollare solo in verticale perché la nave era contro una parete ma sapeva che appena sollevati di un paio di metri sarebbero stati abbattuti dalle armi di difesa.

─ Amanda hai un timer sincronizzato con gli esplosivi? ─ Si ─ rispose lei ─ proiettalo sullo schermo. Bloccatevi sulle poltrone e incrociate le dita ─ disse Baseolo quando vide sullo schermo il contatore, dodici secondi, giusto in tempo.

Avviò i motori e attese, nell’attimo esatto in cui il contatore indicò zero una vibrazione gli fece capire che la loro missione era compiuta. Subito dopo le vibrazioni aumentarono e sul volto degli altri si dipinse una preoccupazione, se non fossero decollati subito sarebbero precipitati nella struttura che stava crollando.

Baseolo non si mosse ancora e appena non sentì più vibrazioni avviò i motori, giusto in tempo, la spinta fece cadere più velocemente il tetto ma fu sufficiente per mantenerli nella posizione, ora che anche le mura stavano crollando le armi non rappresentavano più un rischio e Baseolo diede la spinta in avanti alla nave e si allontanarono tutti e quattro dal pianeta.

Maurizio

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