Baseolo ─ 15 ─ Gli Astali

I sette dell’Aurora volante erano rimasti silenzio per oltre un minuto, Elisa aveva ragione, erano stati catturati e ora erano nel condominio. Il condominio, come loro chiamavano la nave enorme che non li aveva distrutti ma semplicemente presi a bordo.

─ Sicuramente ci sono esseri intelligenti a bordo ─ fu Elisa a rompere il silenzio ─ non ci hanno distrutti come hanno fatto con le sonde, dobbiamo provare a metterci in contatto con loro, forse dall’interno sarà più facile.

─ E’ vero ─ disse Carlo ─ Marziol, analizza tutto quello che abbiamo intorno e cerca informazioni utili, Gabriele vedi se è possibile stilare un profilo psicologico da quel poco che sappiamo, Barbara prova piccoli movimenti all’interno e vedi se siamo in grado di muoverci.

Man mano che Carlo dava ordini i membri dell’equipaggio si gettavano sul loro lavoro, li aiutava sentirsi utili e avere qualcosa da fare, era una situazione molto strana e potenzialmente pericolosa. ─ Luisa, valuta lo stato delle armi ma senza attivarle, non voglio correre il rischio che si sentano minacciati ─ Carlo continuò con l’assegnazione dei compiti mentre la sua mente tutta presa dall’organizzazione scacciava la tensione.

─ Elisa e Sonia, indossate le tute da esterno e preparatevi ─ Carlo aveva una voce più rilassata e sicura ora che si stavano dando da fare ─ se non troviamo informazioni da qui dobbiamo uscire a cercarle.

La tensione nella plancia si era notevolmente ridotta, ognuno aveva il suo compito e il suo obiettivo. Dopo un paio di minuti Barbara informò che i motori erano attivi ma non erano in grado di muoverli di un millimetro. Luisa disse che le armi pur sembrando in funzione non avrebbero fatto fuoco in quanto era attivo un protocollo di sicurezza di cui non era a conoscenza.

Marziol stava così concentrato sul suo compito di analizzare i sensori che sussultò quando suonò un piccolo allarme che aveva impostato per avvisarlo della fine di una analisi. ─ E’ strano ma all’esterno della nave c’è una piccola area con atmosfera adatta alla vita umana e al centro c’è una pedana.

─ Sembra un invito ─ disse Carlo alzandosi dalla poltrona ─ e noi lo accetteremo. Barbara Luisa e Sonia restate a bordo, gli altri vengono con me, accettiamo l’invito ─ Sonia si voltò con un’espressione offesa ─ a che serve che restiamo a bordo, non possiamo partire, non possiamo usare le armi siamo praticamente inermi.

Carlo fece un sorriso e disse ─ Va bene, andiamo tutti. Elisa e Sonia conservate le tute da esterno, non si sa mai. Andiamo a vedere con chi abbiamo a che fare ─ detto questo si avviò verso il portellone seguito dagli altri.

All’apertura del portellone apparve un ambiente con una luce diffusa molto contenuta tendente al viola. La pedana era a contatto con lo scafo e riuscirono a salire semplicemente camminando. Appena furono tutti sulla pedana l’ambiente intorno sembrò perdere consistenza e per un attimo fu tutto nero e poi si trovarono da un’altra parte.

Era uno spazio abbastanza grande da contenere una cinquantina di persone, completamente vuoto, c’erano solo loro. Le pareti erano di colore viola chiaro e sembravano di tessuto e al tatto non davano sensazioni di durezza o temperatura.

Dopo qualche minuto apparvero degli esseri, si materializzarono in meno di un secondo, erano umanoidi anzi erano umani o almeno così apparivano ai sette. Erano vestiti di viola scuro con delle semplici tuniche aperte ai lati e probabilmente non portavano biancheria intima.

Carlo si avvicinò senza parlare e gli altri sei lo seguirono lentamente mantenendosi a distanza. i tre esseri che erano apparsi si voltarono verso di loro, sul volto avevano una maschera, un cerchio con due linee parallele oblique.

─ Veniamo in pace ─ esordì Carlo sollevando la mano sinistra mostrando il palmo. Uno dei tre esterni si fece avanti e alzò la mano sinistra allo stesso modo di Carlo ─ Chiose marin di fasca … ─ disse l’alieno che si era fatto avanti. Gabriele intuì che stavano analizzando il linguaggio per adattarsi e disse ─ Capitano parli di più e molto lentamente, staranno allenando il traduttore universale.

─ Detto bene hai ─ disse l’alieno e Carlo continuò ─ il nostro popolo vuole la pace, vi accogliamo come amici ma non abbiamo tempo per prendere confidenza l’uno dell’altro. Avete lanciato una sfera di energia verso il centro della galassia, vorremmo saperne lo scopo.

L’alieno, la cui espressione non si vedeva per la presenza della maschera, abbassò la mano che aveva tenuto sollevata per tutto il tempo e si avvicinò a Carlo ─ Il mio popolo si chiama Astali, viviamo in una galassia molto lontana e siamo fra le prime forme di vita apparse nell’universo, abbiamo milioni di anni di evoluzione. Siamo qui per riportare ordine, uno di voi ha peccato e dovete essere puniti.

Carlo rimase basito da quello che aveva detto l’alieno, un’antica civiltà, molto molto progredita e ce l’aveva con la sua galassia. Quella sfera che avevano lanciato era un’arma e probabilmente il suo scopo era distruggerli, distruggere la sua galassia, i suoi cari, i suoi amici. Carlo era senza parole, non sapeva cosa dire e come procedere ma qualcosa doveva tentare.

Gabriele fu più veloce a reagire ─ Noi ci chiamiamo Umani, siamo nati probabilmente in un pianeta alla periferia della nostra galassia, un pianeta che non esiste più. Abbiamo un grande rispetto per la vita, per la vita di tutti e non andremmo mai in giro a portare la morte. Cosa avremmo fatto di così grave da meritarla?

Uno degli alieni rimasto arretrato si affiancò a quello che aveva parlato finora e rispose ─ la nostra civiltà ha visto nascere una sola religione che pratichiamo da milioni di anni, la nostra religione ha una sola regola e voi l’avete violata.

─ ma come abbiamo fatto a violare una regola che non conosciamo? ─ disse Carlo che nel frattempo aveva ripreso il controllo di se ─ non dico che non lo abbiamo fatto ma abbiamo il diritto di sapere di cosa siamo accusati e di difenderci.

─ Giusto ─ riprese l’ultimo alieno che aveva parlato, Vi racconterò la storia della nostra religione così capirete l’accusa. Milioni di anni fa, quando ancora vivevamo come animali, uno del mio popolo venne chiamato da una voce comparsa dal nulla e la seguì su di un monte. I suoi compagni lo videro parlare da solo e allontanarsi ma non gli importava di lui, una bocca in meno da sfamare. Lo videro tornare dopo una decina di giorni, stranamente in buona salute e con in mano un pezzo di roccia.

─ Abbiamo le regole, ora non possiamo più sbagliare ─ disse l’astale sceso dalla montagna ─ su questa tavoletta ci sono tutte le regole che dobbiamo seguire e il futuro ci apparterrà, non ci saranno più sofferenza e dolori, addio alla fame e alla sete. Basterà seguire queste regole ─ disse sollevando una tavoletta di pietra.

Gli altri del gruppo lo guardavano come se fosse pazzo e uno gli tirò una pietra che lo colpì in fronte uccidendolo. Quindi tutti ripresero a fare quello che stavano facendo prima. Ma un tuono assordante li fece girare verso la montagna e videro l’uomo che vi era disceso in piedi e nuovamente in vita, con in mano la tavoletta.

Ci fu un momento in cui tutti erano fermi e zitti e poi scoppiò il putiferio, tutti volevano la tavoletta convinti che facesse resuscitare. L’uomo si trovò in mezzo a decine di compagni che volevano strappargli la tavoletta di mano e uno ci riuscì ma fu subito atterrato da un altro e perse la tavoletta che cadde a terra e si ruppe.

Un nuovo fulmine colpì e i due uomini coinvolti vennero inceneriti. Gli altri si calmarono subito e l’uomo disceso dalla montagna riprese i pezzi della tavoletta ma ormai non c’era nulla di leggibile tranne la prima regola “Non avrai altro creatore all’infuori di me”.

Su quella regola nacque la nostra religione, una religione violenta e ceca, venivano uccisi tutti quelli che creavano qualcosa, artigiani, cantanti, pittori, costruttori e senza creazione il mio popolo restò solo un popolo di cacciatori/raccoglitori.

Poi un gruppo di persone si allontanò dagli altri e dalla religione e creò una città dove venivano allevati gli animali, coltivato il cibo e chi voleva poteva creare, così rinacquero e migliorarono gli artigiani, i costruttori e tutte le categorie che erano state perseguitate per secoli.

Ma i fedeli dell’unica religione non potevano permettere a questa città di esistere e si riunirono per distruggerla, la città era circondata da mura altissime e aveva armi molto più potenti ma i fedeli erano milioni e gli abitanti della città un migliaio, fu una strage da ambo le parti e la città venne distrutta completamente.

Ma il ricordo di quello che avevano visto non li lasciò più tornare alla loro vita precedente, Avevano visto che potevano vivere meglio e che qualcuno ci era riuscito per decenni senza che venisse fulminato e così piano piano l’idea si fece largo nel popolo e la cultura iniziò a sbocciare.

Con il passare dei secoli la loro vita migliorò sempre di più ma si bloccarono quando si resero conto di essere esseri viventi composti da tanti pezzetti di esseri viventi e quindi non svilupparono una medicina rigenerativa o modificativa per non diventare creatori di vita e i pochi che lo facevano lo facevano di nascosto.

Ancora una volta un gruppo di persone si allontanò e si dedicò allo studio del corpo e alla sua guarigione in qualsiasi forma fosse necessario, erano dell’idea che l’entità che aveva dato la regola non gli avrebbe permesso di fare qualcosa che non voleva facessero e che finché non li avesse fermati potevano andare avanti.

Una malattia nata all’improvviso e non si sa come decimò tutta la popolazione tranne questo gruppo di persone, 50.000 persone che si salvarono curandosi e che furono la base della nuova civiltà.

Riuscirono a scoprire tutto del proprio corpo e della possibilità di rigenerarlo e curarlo e modificarlo, cosa che non fecero mai, e quando arrivarono alla possibilità di clonarlo non ci riuscirono e capirono che dio non voleva che lo facessero.

Arrivati nello spazio si scontrarono con alcune razze e decisero di restarsene in disparte nascosti ma monitorando tutti per evitare che diventassero troppo potenti diventando una minaccia per loro, soprattutto controllavano che non peccassero, cioè usassero la clonazione e creassero la vita.

─ Questa è la nostra storia, ora conoscete la regola e poiché l’avete violata sarete tutti distrutti. ─ completò l’alieno. Il racconto aveva assorbito l’attenzione di tutti e ora che era terminato erano al punto di partenza.

La clonazione non era possibile, almeno non completamente, riprodurre il corpo era fattibile, ma non un cervello funzionante. Quindi non aveva senso usare questa tecnica e nessuno ci pensava più da secoli. ─ Nessuno di noi ha mai creato la vita se non con metodi naturali, generando la propria discendenza. Non è possibile creare vita con la clonazione, non siamo capaci e non lo facciamo.

─ Uno di voi lo ha fatto, centinaia di volte, voi lo chiamate dottore, dottor Marcel.

Maurizio

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