Baseolo ─ 16 ─ Il gran giorno

Ziuck stava camminando avanti e indietro nel suo ufficio, una stanza arredata in maniera semplice con solo l’essenziale, non voleva fare colpo sulle persone per l’apparenza.

La sua carriera di primo ministro era stata un disastro, il suo primo problema e tutta la sua gente aveva perso la libertà, non era mai successo in cinquantamila anni di esistenza ed era tutta colpa sua.

Ci pensava in continuazione, non riusciva a trovare qualcosa di diverso da fare, non aveva avuto scelta. Anche se avesse lasciato uccidere la sorella come si poteva fermare una persona in grado di viaggiare nel tempo?

Al consiglio del pianeta centrale era stato umiliato in tutti i modi, offeso su tutto anche sul suo corpo o meglio su un piccolo dettaglio del suo corpo, non gli avevano risparmiato nulla. Lui capiva, erano arrabbiati e spaventati e si erano sfogati su di lui.

Quando gli aveva chiesto cosa avrebbero fatto loro al suo posto alcuni avevano detto che la sorella doveva essere sacrificata e alla sua osservazione ─ E dopo? Uccisa mia sorella avrebbe cominciato a farlo con chiunque, il mio autista, la mia scorta, i miei colleghi, magari qualcuno a caso, magari uno di voi e poi? Saremmo arrivati sempre a questo punto ─ detto questo intorno a lui era sempre silenzio, restavano tutti zitti.

Comunque era un uomo finito, politicamente e socialmente, nessuno lo aveva più chiamato e nessuna donna aveva accettato i suoi inviti, gli avevano proprio tolto il saluto.

Non si era ancora dimesso, aveva comunicato ai suoi collaborato l’intenzione ma questi avevano riso, il mondo aveva un dittatore e lui pensava a dimettersi. Dimettersi da cosa? Non esisteva più una democrazia e nemmeno un primo ministro.

Uscì dall’ufficio sbattendo la porta, aveva sempre avuto pochi amici e non ne sentiva il bisogno ma adesso era troppo solo e non sapeva come superare questo momento, aveva provato a distrarsi con una donna a tempo ma nessuna aveva accettato.

La città vista dall’alto era immobile come non mai, nessuno lavorava, nessuno si divertiva, niente di niente, erano tutti in attesa del futuro, un pessimo futuro.

Pensò di buttarsi di sotto, era un’idea allettante, quel dolore sarebbe scomparso ma cancellò l’idea in un istante, la sua voglia di vivere era troppo grande e doveva reagire. Si doveva reagire, avrebbe creato un gruppo di resistenza armato e avrebbero ucciso il dott. Marcel.

─ Voglio scendere nel mezzo del parco ─ il dott. Marcel urlò al suo pilota ─ ho sempre desiderato farlo e non mi interessa se mezzo parco andrà distrutto dalla potenza dei motori nell’atterraggio e se qualche sfortunato morirà per essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Il pilota non fece alcun tentativo di opporsi, era abituato ad obbedire, aveva pagato duramente per aver contestato un ordine qualche anno fa, ora era vedovo. Scese lentamente con la navicella cercando di dosare l’energia per fare il minor danno possibile e per lasciare il tempo alla gente di scappare.

Nel parco era scoppiato un trambusto. Quando le persone avevano visto che stavano per atterrare proprio li si era messe tutte a correre atterrite, e molte andavano nella direzione sbagliata, proprio dove stavano per atterrare.

Nonostante gli accorgimenti del pilota furono centinaia le persone bruciate dai motori e altre decine che vennero schiacciate dalla folla in fuga. Migliaia di alberi, cespugli, fiori e panchine vennero distrutte in pochi secondi, secoli di cura orgogliosa dei giardinieri del pianeta centrale bruciati.

Il dott. Marcel si era vestito con colori sgargianti, tutti i pezzi del suo abito sembravano fusi con degli evidenziatori. Non c’era alcuno stile in quello che si era messo, avevo solo frugato nel suo guardaroba e indossato i capi più appariscenti che aveva trovato.

Sceso dalla navicella fu subito circondato dalla sua guardia personale, una ventina di uomini tutti della stessa corporatura e della stessa altezza, vestiti tutti di nero e armati pesantemente. Il gruppo si diresse verso il centro della città subito fuori dal parco.

Ziuck prese una decisione al volo, senza riflettere, avrebbe accolto personalmente il dott. Marcel al suo arrivo e avrebbe tentato di ucciderlo, da quello che aveva intuito il viaggio nel tempo era fattibile solo nel passato, quindi se avesse ucciso il dottore tutto sarebbe finito li.

Tornò nel suo ufficio e da una cassaforte nascosta prese un disgregatore, era un’arma vietata, lui l’aveva conservata solo perché era affascinato dalla sua forma. Attivò il richiamo per la sua auto e dopo pochi secondi era a bordo volando verso il parco.

Arrivò all’ingresso del parco proprio mentre il dott. Marcel usciva con la sua scorta, scese dall’auto e gli andò incontro ─ Benvenuto, come ti devo chiamare? Governatore può andare bene o vuoi essere chiamato in un altro modo?

Il dott. Marcel lo guardò con curiosità, non si aspettava che il primo ministro venisse ad accoglierlo, gli era sembrata una persona onesta e retta ma forse si era sbagliato, probabilmente voleva conservare un posto di potere.

─ Sommo assoluto va bene ─ gli rispose con un sorrisetto e si fermò in attesa che il primo ministro si avvicinasse e intanto alcuni della sua scorta si allagarono per farlo passare.

Ziuck posò un ginocchio a terra e la testa sull’altro e restò così in attesa di cenno che potesse alzarsi, cenno che non arrivò. Dopo trenta secondi, un’eternità per chi è in attesa, il primo ministro alzò la testa e il dott. Marcel scoppiò in una risata ─ hai resistito poco, hai ancora la spina dorsale vedo.

Intorno anche le guardie si misero a ridere, Ziuck era certo che la scena stesse andando in onda su tutte le trasmissioni e che tutti i suoi concittadini stessero vedendo. Che vedessero pure la sua sconfitta, avrebbero anche visto il suo tentativo di riscatto.

Mentre si alzava da quella scomoda posizione passò casualmente una mano davanti alla tasca posteriore, afferrò il disgregatore e fece con un unico movimento puntò e fece fuoco, a quella distanza non poteva mancarlo.

Il dott. Marcel mise una mano avanti per istinto ma poi scoppiò nuovamente a ridere ─ davvero credevi che non avrei usato nessuna protezione? Mi aspettavo migliaia di soldati pronti a sparare e invece, codardi quali siete, solo un uomo che prova a salvare la sua carica di primo ministro.

─ Bene, ci hai provato ─ continuò Marcel con un tono canzonatorio ─ ora puoi spogliarti e venire con me al palazzo di governo. D’ora in poi tu dovrai restare nudo, così tutti potranno vedere quello che a stenti si riesce a vedere ─ e riprese a ridere a crepapelle.

Ziuck non poteva fare altro, fece finta di spogliarsi e si lanciò sul dott. Marcel, era pronto a morire. Ma non fece nemmeno in tempo ad avvicinarsi che fu respinto dal campo di forza che circondava il dottore.

Il dott. Marcel fece un cenno ad una delle guardie che si voltò verso la gente che stava guardando, prese la propria arma e fece fuoco uccidendo una signora ─ Ora ti vuoi spogliare o dobbiamo uccidere tutti?

Ziuck era stravolto dalla rabbia e dal senso di colpa, si strappò di dosso i vestiti e rimase in attesa degli ordini ─ andiamo ─ disse il dott. Marcel, e tutti si incamminarono verso il palazzo del governo.

Mentre camminavano il dott. Marcel disse rivolgendosi al primo ministro che camminava al suo fianco ─ quando ero ragazzino avevo comprato gli occhiali per vedere attraverso i vestiti come tutti i miei compagni. Le donne che incontravo e guardavo lo sapevano, li riconoscevano, e si coprivano con le mani e molte chiamavano la sicurezza. Me ne hanno sequestrati una decina, poi ho finito i soldi che avevo messo da parte.

─ Ora ─ continuò a dire ─ potrei farle andare in giro tutte nude e dare ordine che non si coprano mai ma sono certo che dopo i primi giorni non avrei più lo stesso piacere a guardarle, quindi pensavo di promulgare una legge che facesse spogliare una donna per volta in ogni città o villaggio per 10 minuti ogni ora, così ci sarebbe il gusto di cercarla.

Di nuovo scoppiò a ridere, era proprio felice quel giorno, il coronamento di una vita di sacrifici. ─ Ora vattene primo ministro che con quel cosino mi metti di malumore.

Arrivato a palazzo Marcel scelse il primo ufficio che trovò davanti, entrò e si sedette sulla poltrona ─ Abbattete tutte le pareti interne, questo piano sarà il mio ufficio ─ poi rivolto ad un impiegato disse ─ ora ti detto delle nuove leggi che dovranno entrare in vigore da domani.

─ Tutti i bambini sotto i 10 anni verranno tolti alle famiglie e inviati ai nuovi centri educativi che verranno creati, lì verrà insegnato loro come comportarsi e come obbedire. Tutti i ragazzi sotto i 17 anni verranno arruolati e inviati alle nuove accademie che formeranno il nuovo esercito del pianeta centrale.

─ Tutti dovranno continuare a fare quello che facevano ma l’orario di lavoro aumenta di un terzo senza nessun aumento di stipendio.

─ I migliori registi e attori dovranno presentarsi al palazzo domattina per una selezione, i migliori interpreteranno un documentario sulla mia vita, gli altri dovranno cambiare mestiere.

─ tutti quelli che perderanno il lavoro in seguito alle nuove leggi devono recarsi nel parco per restare in attesa dei miei desideri.

─ nessuno potrà possedere un’arma, tutte le armi vanno riconsegnate alle armerie, chiunque verrà sorpreso con un’arma sarà ucciso all’istante.

─ nessuno potrà abbandonare il pianeta, verrà istituito un ufficio di controllo per permettere l’allontanamento solo in casi importanti e solo dopo che la famiglia dell’interessato sia stata chiusa nei centri di detenzione per assicurare il rientro.

─ Hai scritto tutto? Falle comunicare alla gente e se qualcuno fa storie fallo uccidere così capiscono che faccio sul serio ─ il dott. Marcel congedò così il povero impiegato e avanzò a passo baldanzoso verso la scala.

─ Il secondo piano sarà dedicato ai miei collaboratori, il terzo conterrà la sede delle spie e il quarto sarà dedicato ai miei divertimenti, tutti gli altri piani superiori saranno la mia residenza ─ disse il dott. Marcel a una delle guardie che immediatamente si allontanò per fare eseguire i suoi ordini.

─ mandatemi l’impiegato subito, mi sono venute in mente altre leggi ─ disse ridacchiando e intanto aveva raggiunto il primo piano ─ voglio ogni ufficio di un colore diverso e non ci deve essere nessuna porta, nemmeno nei bagni

L’impiegato, che aveva appena finito di riprendersi dall’incontro precedente, lo raggiunse nell’atrio del primo piano ─ sua maestosità ha chiamato?

Il dott. Marcel gli diede uno schiaffo fortissimo e disse ─ dovete chiamarmi Sommo Assoluto ─ disse guardandolo con ira e poi passando subito ad un aspetto divertito aggiunse ─ da domani ─ e rimase in silenzio, poi di nuovo con lo sguardo irato ─ idiota, ci hai messo troppo a venire, mi sono scordato quello che avevo in mente, ed era qualcosa di molto divertente ─ poi rivolto ad una guardia ─ uccidetelo, ma solo dopo che ha passato a qualche altro impiegato l’elenco delle leggi che gli avevo dettato, non voglio dover ricominciare a pensare.

L’impiegato venne portato via implorante e il dott. Marcel continuò a salire le scale, erano ampie, più belle che comode, ma a lui faceva piacere salirle, era un po’ come la sua carriera che stava salendo, salendo, salendo.

─ L’accademia ─ disse rivolto ad una delle guardie ─ mi stavo scordando di loro, che siano tutti disarmati e condotti da me vestiti solo di un camice bianco, lungo fino ai piedi, anche la loro comandante.

Era così bello dare ordini, nessuno lo contestava e tutti i suoi desideri sarebbero stati realizzati d’ora in poi, aveva solo paura di non avere abbastanza desideri.

Maurizio

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