Baseolo ─ 18 ─ Scontro finale

L’Aurora Volante si stava dirigendo verso il pianeta centrale alla massima velocità. Barbara stava fissando lo schermo della sua postazione, aveva rifatto i calcoli decine di volte e in sette ore alla massima velocità sarebbero riusciti a raggiungere il pianeta centrale, quindi considerando che avevano utilizzato già mezz’ora delle 24 concesse e che ne servivano altre sette per ritornare dagli Astali, sul pianeta centrale avrebbero avuto solo nove ore e mezza per catturare il dott. Marcel.

Sonia ancora tesa per aver rimontato in fretta i cavi primari della fonte di energia aveva allungato le sue lunghe gambe sulla console della sala macchine e stava centellinando il whisky rimasto nel suo bicchiere.

Marziol era tornato a giocare con i suoi sensori, dovevano atterrare sul pianeta centrale senza attendere l’autorizzazione quindi dovevano conoscere quanto prima le postazioni di difesa extra-planetarie e la posizione delle varie navi della flotta. Un gran lavoro che lo impegnava completamente.

Carlo era in plancia con Baseolo e Amanda e si stava facendo aggiornare sull’esito della loro missione ─ Il laboratorio è stato distrutto completamente ─ stava dicendo Amanda ─ e la macchina della clonazione prima del laboratorio. Tutti i cloni che erano presenti ad eccezione dei due che abbiamo a bordo sono morti.

─ Siamo stati fortunati che la nostra rotta incrociasse quella degli Astali ─ disse Baseolo ─ avevo deciso di puntare subito sul pianeta centrale ma il dubbio di chi ero non mi faceva prendere una decisione definitiva e così abbiamo avuto modo di incontrarci.

Amanda giocava con la coda che si era fatta ai capelli e che adesso le cadeva sul seno, come tutti gli altri pensava a come affrontare il dott. Marcel, avrebbero dovuto trovarlo e non sarebbe stato facile, si stavano dirigendo sul pianeta centrale che era luogo più probabile.

─ Non ci crederete ─ Gabriele entrò parlando in plancia che ancora correva ─ il dott. Marcel è stato nominato capo assoluto del pianeta centrale e ora ha preso possesso del palazzo del governo ─ restarono tutti senza parole mentre Gabriele riprendeva fiato, dietro di lui entrarono in plancia anche Luisa ed Elisa che erano rimaste incuriosite dall’averlo visto passare correndo.

─ Questo ci aiuta ma rischiamo di dover combattere contro l’intero pianeta, ora che sappiamo dov’é dobbiamo sviluppare un piano ─ Carlo aveva ripreso in mano la situazione e stava parlando con il tono che usava quando dava gli ordini ─ spostiamoci tutti in sala tattica, Barbara metti il pilota automatico, abbiamo alcune ore prima di raggiungere il pianeta centrale e le dobbiamo utilizzare bene ─ poi accedendo al comunicatore disse ─ Marzio, Sonia venite subito in sala tattica.

Pochi minuti ed erano tutti li, i sette dell’Aurora Volante, Baseolo, Amanda, Terzo e Settimo. La stanza era abbastanza grande per tutti, c’era un enorme tavolo con 12 postazioni computerizzate e 12 poltroncine. Tutti si accomodarono e gli sguardi puntarono su Carlo che disse ─ Diamo inizio alla riunione.

Il dott. Marcel si stava facendo dipingere le unghie dei piedi, ognuna di un colore diverso e con un disegno sopra. Era così piacevole avere le persone ai suoi piedi, e voleva vederlo, non gli bastava saperlo. Alla cena, la sera precedente, aveva voluto tutto il parlamento presente, vestiti con solo dei grembiulini e inginocchiati ad ogni cambio di portata.

Aveva passato la notte con decine di donne, purtroppo erano tutte ansiose di compiacerlo e questo non lo eccitava per niente, era come andare con delle prostitute. Le aveva cacciate e poi per rifarsi si era fatto portare una decina di coppie sposate e le aveva costrette a fare l’amore con chi capitasse, anche fra persone dello stesso sesso, quello si che era stato piacevole.

La colazione era stata semplice, leggera, voleva essere presente, era il suo primo giorno di governo e voleva dare il meglio di sé naturalmente a se stesso. Aveva indossato una tuta cortese, vestito classico di un popolo che non esisteva più, gli piaceva perché era una contraddizione, i pantaloni attillati, strettissimi e aderentissimi di colore scuro ma mai neri e una camicia chiara, ma mai bianca, larghissima con volant di colore differente sulle maniche e aperta sul davanti; era turchese sotto e giallo sopra con risvolti e volant verdi.

La sua guardia personale lo attendeva al piano di sotto, aveva clonato circa mille volte l’unico uomo che si era dimostrato a lui fedele fino alla morte, ma prima lo aveva addestrato nell’uso di tutte le armi e di tutte le arti di difesa e offesa, aveva un’armata invincibile a difenderlo.

Sarebbe stata una grande giornata, la prima di tante, e con quella convinzione si alzò calpestando le mani della ragazza che gli stava pitturando le unghie, la poveretta non gridò nemmeno per il dolore, aveva urlato qualche ora prima quando le aveva schiacciato volontariamente le dita dei piedi ed era stata punita con una scarica elettrica quindi ora soffriva in silenzio.

Il dott Marcel si era appena alzato quando entrò una delle sue guardie che gli si parò davanti e attese il permesso di parlare. Ricevutolo disse ─ Dottore, non riceviamo notizie da Morzo da molto tempo e le ultime immagini che ci sono arrivate mostravano un assalto, presumiamo che il laboratorio sia perduto.

Con una velocità che non ci si aspettava da lui il dott. Marcel estrasse una lama da sotto il polso destro e tagliò la gola alla sfortunata guardia urlando ─ idioti, neanche un esercito avrebbe potuto superare quelle difese come hanno fatto a farsi sconfiggere? Se non sono morti li ucciderò io tutti lentamente.

La ragazza del pedicure era ancora accovacciata a terra vicino a lui e stava tremando visibilmente, temeva per la sua vita ma fortunatamente il dottore proseguì verso la scala ignorandola e scese al piano di sotto.

─ Hanno distrutto il mio laboratorio ─ disse appena arrivato nella sala dove c’era parte della sua guardia personale ─ voglio che andiate all’accademia spaziale per vedere chi è stato, sicuramente sono stati loro a organizzare l’assalto, li voglio vivi per poterli uccidere io.

Una decina di guardie uscì velocemente per eseguire il suo ordine, gli altri si prepararono in due file ai suoi lati e attesero. Il dott. Marcel sbattendo i piedi a terra uscì dal palazzo del governo e si fermò a guardare intorno.

C’erano tante persone nei pressi, alcuni curiosi di capire se era vera quella strana notizia che avevano un dittatore, non c’è ne era stato una negli ultimi diecimila anni, sembrava impossibile. Altri erano li per vedere se avevano occasione di migliorare il loro status, un nuovo capo avrebbe avuto bisogno di gente fidata nei posti chiave e loro potevano aiutare.

─ Uccideteli, uccideteli tutti ─ urlò come un comune ubriacone e questo lo fece arrabbiare di più, aveva fatto tanto per la sua voce, per mantenere le giuste tonalità e ora gridava come un mandriano ─ uccideteli.

Aveva appena finito di dare l’ordine che le sue guardie estrassero i fulminatori e colpirono senza pietà le persone più vicine. Tutte le altre si diedero alla fuga ma solo qualcuno veramente fortunato riuscì a sfuggire a quella carneficina.

─ Ora mi sento meglio ─ disse il dottore detergendosi la fronte leggermente sudata, non era particolarmente calda la giornata ma tutta la rabbia che aveva espresso lo aveva fatto sudare ─ Andiamo in centro e vediamo cosa posso fare per la mia gente.

─ E’ un piano pazzesco ma può funzionare ─ Marziol parlava mentre guardava verso l’alto, lo aiutava a concentrarsi guardare un soffitto vuoto o meglio non guardare altri esseri umani ─ ci vorrà molta fortuna ma possiamo farcela e non vedo altre alternative.

─ Sono d accordo ─ si aggiunse Elisa ─ è un piano azzardato ma in gioco c’é tutto e non possiamo non tentare. Se nessuno ha altro da dire io comincerei con i preparativi. Rimasero tutti in silenzio con le loro riflessioni e Elisa lo prese per un si, Carlo le fece cenno di procedere e lei si alzò. Era iniziato.

Ziuck era davanti alla finestra, poteva vestirsi ora che era in casa e non lo vedeva nessuno ma rimase nudo, come per punirsi di più. Aveva fallito come primo ministro, aveva fallito come uomo e ora era in balia di un pazzo che lo mandava in giro nudo e che chissà cos’altro avrebbe preteso da lui.

Il suono del comunicatore lo fece sobbalzare, era così perso nei suoi pensieri che lo aveva sentito solo ora che la suoneria progressiva era al massimo. Non voleva rispondere, poteva essere lui o una delle sue guardie con qualche ordine assurdo ma non poteva evitarlo.

─ Ziuck sono contento di vederti ─ era Elisa, una ragazza conosciuta in accademia durante una ispezione, gli era rimasta impressa per il suo gran seno e per il suo sorriso, difficile dire quale dei dei due fosse il vero motivo, forse entrambi.

─ Hai aderito ad un club di nudisti? Ti sta bene quel vestito ─ Elisa stava ridendo ma chi la conosceva bene avrebbe saputo che era solo una facciata, sapeva che Ziuck stava passando un brutto momento e cercava di alleggerire l’atmosfera.

Ziuck era contento di sentirla anche se non era dell’umore giusto, aveva voglia di mettere giù la comunicazione, che aveva Elisa da ridere delle sue disgrazie ma la sua educazione da gentiluomo ebbe la meglio e chiese semplicemente ─ cosa posso fare per te?

La comandante dei Fork era ancora all’accademia, le avevano strappato di dosso la divisa e l’avevano costretta ad indossare un camicione, si era vergognata tantissimo quando era rimasta nuda davanti a tutti i suoi sottoposti e aveva accettato quel camicione come un salvagente.

Erano chissà quante ore che passeggiava avanti e indietro, la maggior parte dei suoi subordinati erano stati trasferiti in un campo di controllo, c’erano solo gli ufficiali superiori nell’accademia, probabilmente quel pazzo sarebbe venuto a divertirsi con loro.

Era tutta presa dai suoi pensieri che sulle prime non sentì vibrare il comunicatore, lo avevano scambiato per un semplice braccialetto e gliel’avevano lasciato. Pensava fosse inutile, chi poteva contattare?

Ruotò il braccio per rispondere e rimase sorpresa nel sentire la voce di Elisa ─ Comandante ─ le stava dicendo ─ sono contenta che sia ancora viva, abbiamo saputo quello che è successo. La nostra missione ha avuto un buon esito, le farò rapporto appena possibile ma ora le devo chiedere qualcosa ─ Mi dica Elisa ─ rispose la comandante.

Luisa stava controllando gli armamenti, l’Aurora Volante era bene armata e aveva alcune dotazioni di tipo sperimentale, stava studiando gli esperimenti fatti in passato per capire se potevano essere utili allo scontro che si stava preparando.

Marziol stava riconfigurando una parte dei sensori, aveva avuto una intuizione e sperava fosse esatta, molto del piano che avevano sviluppato dipendeva da lui e non li avrebbe delusi. Si stava riempiendo di arachidi salate, sapeva che facevano male ma lo aiutavano a concentrarsi e a scaricare la tensione.

Baseolo era in palestra con Terzo e Settimo, si stavano allenando, avevano finito una sessione di lotta e ora stavano facendo stretching, era incredibile combattere contro se stesso, non riusciva a vincere ma nemmeno perdeva, un continuo pareggio.

Carlo era con Amanda e Barbara in plancia, ora che il piano era definito si era fatto aggiornare sulla distruzione del laboratorio, ancora si chiedeva come avesse fatto il dott. Marcel a clonare esseri umani senza che fossero dei vegetali, nessuno era riuscito a tanto.

Amanda aveva aggiornato volentieri Carlo sulla sua missione e aveva appreso i dettagli della loro, l’Aurora Volante si era comportata bene e sarebbe stata una valida alleata nel tentativo disperato che li aspettava. Si sorprese di aver passato gli ultimi quindici minuti senza pensare a Baseolo.

Barbara aveva ripreso il controllo della nave, non era necessario, mancavano ancora due ore all’arrivo sul pianeta centrale ma doveva tenersi impegnata. Era vero che solo poche ore prima erano convinti di morire tutti ma la tensione che precede una battaglia è sempre molto forte.

Elisa aveva finito di contattare le persone che avrebbero potuto aiutarli, era andata bene. Era certa della loro volontà di aiutarli ma questo non garantiva che sarebbero riusciti a farlo. C’era ancora un po’ di whisky nella bottiglia e se la portò alla bocca.

Sonia avrebbe voluto passare queste ore con Marziol, le piaceva stare con lui, era un bambinone, si divertiva con poco ed era sempre allegro, sapeva farla ridere ma era anche una persona matura e ora aveva un compito importante.

Gabriele aveva appena finito di studiare la vita del dott. Marcel, quasi quasi lo capiva, era stata una vita molto difficile ma ognuno ha il compito di reagire alle avversità cercando di costruire non di distruggere. La missione poteva riuscire Marcel era pazzo al punto giusto.

Maurizio

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