Baseolo ─ 19 ─ La scommessa

Il dott. Marcel aveva raggiunto il centro città, non era proprio il centro ma il punto dove solitamente c’era più gente. Oggi non c’era nessuno, probabilmente la voce sulle persone uccise senza motivo davanti al palazzo del governo si era diffusa e la gente restava in casa.

Era entrato in un paio di negozi e aveva cercato di fare il padre, si era dimostrato comprensivo e voleva conoscere i problemi della commessa, aveva promesso di risolverli ma la commessa era spaventatissima e parlava balbettando e senza guardarlo e alla fine si era arrabbiato e l’aveva uccisa.

Poi era entrato in un tecno-bar per un caffè, i baristi sono soliti parlare con i clienti e sanno sempre cosa dire ma questo era un’eccezione e oltre a chiedergli cosa volesse non disse una parola, probabilmente non lo aveva nemmeno riconosciuto. Il caffè non era buono e anche il barista venne ucciso.

Irritato per questa piega presa al primo giorno di governo, quando immaginava il godimento a governare un intero mondo, decise di andare all’accademia, doveva risolvere un problema e magari avrebbe trovato il modo di divertirsi un po’.

L’Aurora voltante sfrecciava verso il pianeta centrale, Marziol aveva finito di preparare i sensori e visto che mancava ancora un’ora all’inizio andò a trovare Sonia che si era rintanata nella sua cabina.

─ Ho organizzato una festa da ballo in plancia ─ disse entrando nella sua cabina ─ fatti bella che ho due biglietti ─ stava ridendo per la stupida battuta e la risata si trasformò in un sorriso e poi in una faccia beata.

Sonia era davanti allo schermo con funzione di specchio e si stava passando qualcosa con un pennellino sul viso. Era bellissima e appena l’aveva visto dallo specchio si era alzata, sembrava una dea, le sue lunghe gambe erano scoperte fino alla coscia e una gonna corta le copriva i fianchi mettendo in risalto le sue curve, la camicetta non era abbottonata e un seno era completamente scoperto ed era tondo e sodo. Il viso non era truccato, forse solo qualche gioco di colore ma leggerissimo e i corti capelli ne risaltavano la bellezza.

Marziol rimase senza parole e fu Sonia a ridere nel vedere quell’espressione smarrita. Gli si avvicinò e gli diede un bacio leggero sulle labbra. Lui non si mosse, era ancora scosso con il cervello in subbuglio, aveva sognato tante volte fare l’amore con lei ma non lo credeva possibile.

Sonia gli sollevò la maglietta e la sfilò dalla testa e poi iniziò a baciarlo sul petto e poi di nuovo sulle labbra. Finalmente Marziol si svegliò o meglio una parte di lui prese il sopravvento e tutte le sue domande e le sue paure sparirono e fu solo l’istinto a comandarlo.

Quando il dott. Marcel raggiunse l’accademia, la squadra che aveva mandato aveva da poco iniziato gli interrogatori degli ufficiali, con metodi brutali, volevano risposte alle domande anche se quegli ufficiali non le avevano.

Il dott. Marcel li fermò, la forza bruta usata senza scopo non gli piaceva. Portatemi la comandante, cominciamo da lei. Poi si trasferì nella palestra dell’accademia in attesa della donna.

La comandante dei Fork e dell’accademia entrò con la testa alta e non guardò nemmeno in direzione del dottore, si fermò appena entrata e le guardie la colpirono ai fianchi per farla proseguire e continuarono a colpirla finché non raggiunse il centro.

─ Spogliati ─ le disse il dott. Marcel ─ non mi devi nascondere nulla. La comandante perse quasi subito quell’aspetto di durezza, sarebbe stata una prova difficile, per lei sarebbe stato meglio morire ma doveva fare la sua parte.

Si sfilò il lungo camicione e rimase nuda di fronte al dottore e alla sua guardia, decine di maschi che la guardavano e ridacchiavano, qualcuno dava gomitate al vicino e qualcuno faceva gesti osceni verso di lei, uno arrivò perfino a mostrarle il membro eretto e poi si passò la lingua da un lato all’altro delle labbra.

Il dott. Marcel attese che si calmassero ─ avete distrutto il mio laboratorio, voglio sapere chi è stato ─ Con voce rotta la comandante disse ─ nessuno ha abbandonato l’accademia nell’ultimo mese, non può essere stato nessuno di noi.

─ Sono certo che sai chi è stato, non avresti quel ruolo se non fossi capace di tenere tutto sotto controllo ─ proseguì il dott. Marcel ─ posso credere che non sia stato qualcuno dell’accademia ma sono certo che sai chi è stato.

La comandante rimase in silenzio e il dott. Marcel fece un cenno ad una sua guardia mimando una carezza su una superficie curva. La guardia fece un sorriso cattivo e si avvicinò alla donna, poi passò lo sguardo su tutto il corpo soffermandosi sulle parti intime e le girò intorno. La comandante si sentiva umiliata e voleva solo sparire da li.

La guardia si tolse il guanto e le pizzicò un capezzolo, fece un sorriso sinistro e poi le pizzicò l’altro ancora più forte. Poi le prese un seno nel palmo della mano e strinse. Questa volta il dolore fu più forte e la comandante gridò. La guardia andò alle sue spalle e cominciò a toccarle i glutei con la mano scoperta e stava per insinuarsi nell’intimità quando la comandante si inginocchiò dicendo ─ la prego non mi faccia questo.

─ Non so nulla su chi possa essere stato a distruggerle il laboratorio ─ continuò la donna quasi piangendo ─ posso provare ad accedere al nostro archivio informazioni per trovare qualche indizio su chi possa essere stato ─

─ Abbiamo dati su tutto e su tutti ─ continuò la donna ─ possiamo incrociare tutti i movimenti delle navette sia civili che militari ed avere l’elenco di tutte quelle che avevano una rotta che permetteva l’avvicinamento al suo pianeta.

─ Possiamo analizzare tutte le registrazioni audio ─ la comandante ora non smetteva di parlare e il dott. Marcel ne era compiaciuto ─ e possiamo verificare tutti i dati dei sensori e degli scanner. La prego, mi faccia rivestire e mi metterò subito al lavoro.

Il dott. Marcel stava facendo una faccia seria, come se non gli interessassero i discorsi della donna ma non resse molto e scoppiò a ridere. Poi fra un sussulto e l’altro disse ─ D’accordo, ti darò questa possibilità ma se non troverai chi è stato ti darò in mano alle mie guardie davanti a tutti i tuoi ufficiali.

La comandante che ancora singhiozzava si alzò, si riprese il camicione e stava per infilarlo quando il dott. Marcel disse ─ aspetta ancora un po’, lasciaci godere ancora della visione del tuo corpo, in effetti piacevolmente sodo per essere avanti con l’età. Dimmi i codici di accesso dell’accademia, tutti i codici, sono il Comandante supremo, l’Assoluto e sono mei di diritto.

─ Per gli accessi primari al computer c’è uno schema di colori, una sequenza di 18 colori, il computer propone i colori a due a due per 18 volte, basta scegliere quello più chiaro per avere l’accesso ─ ora la comandante aveva smesso di singhiozzare, aveva poggiato il camicione davanti a se e almeno parzialmente era coperta ─ il codice per gli accessi al locale è di tipo biologico quindi dovremo istruire il computer per attivare le porte con le sue impronte digitali e la sua iride. Con questi codici può fare tutto, il codice di distruzione non le serve.

─ Cos’é il codice di distruzione ─ il dott. Marcel stava ascoltando senza interesse prima di sentire quella parola ─ certo che mi interesse io domino tutto e devo sapere tutto ─ La comandante cambiò espressione, come se avesse detto qualcosa che non doveva dire.

─ Quei codici non servono qui sul pianeta, li usiamo durante le battaglie nello spazio, non ne ha bisogno, mi lasci coprire la prego ─ disse la comandante con una voce sempre più bassa e abbassando lo sguardo.

─ Voglio quei codici o le mie guardie si divertiranno subito, li voglio e voglio sapere a che servono ─ La comandante sembrava aver perso ogni forza ─ il codice “SMILLA” serve a far ritirare le navi per riorganizzarsi, il codice “BARDONECCHIA” serve a far interrompere un attacco in attesa di ordini ─

La comandante aveva smesso di parlare, con la testa bassa e con le lacrime che le scorrevano sul seno appena coperto dal camicione. La guardia le era ancora vicino e si era spostata alle sue spalle per guardale le natiche.

─ Vai avanti ─ disse il dott. Marcel e poi urlando ─ continua ─ la donna riprese ─ “MATTINA” seguito dal nome di una nave serve per mandarla in avanscoperta, “DATE LO ZAINETTO A” seguito dal nome di una nave serve a farla attaccare da tutte le altre navi, “GIRAFFA” serve a impostare le navi in formazione allungata ─

─ Zainetto hai detto, con quello posso distruggere una nave, lo voglio provare subito. La comandante scoppiò in un pianto ─ Non può distruggere una nave, ci sono migliaia di persone sopra ─ ma il dott. Marcel ormai era euforico ─ portatemi l’elenco delle navi della flotta, andiamo tutti nella sala di comando.

La comandante restò sola nella palestra con la guardia sempre alle spalle, si infilò con lentezza il camicione sempre piangendo e crollò a terra. La guardia le diede un calcio nel didietro e si avviò anche lui in sala comando.

Il dott. Marcel era estasiato, non vedeva l’ora di provare il suo nuovo potere ─ stavo cercando il modo di ridurre le navi della flotta, finché non avrò in mano pienamente tutti i comandanti è meglio avere una flotta più piccola.

Lesse il nome di una nave dall’elenco e fece trasmettere l’ordine ─ Date lo zainetto alla Petreus ─ sul momento non successe nulla ma dopo una decina di secondi i puntini luminosi che rappresentavano le navi si mossero come api in un alveare e una nave scomparve dallo schermo.

Eccitato il dott. Marcel ripeté l’ordine per un’altra nave e un’altra ancora e poi ancora fino a dimezzare la flotta. Stava sudando tutto eccitato e sembrava non voler smettere di giocare, tutto quel potere lo inebriava.

Intanto l’Aurora Volante si stava avvicinando al pianeta centrale, erano tutti in plancia pronti all’azione e guardavano Marziol con una certa curiosità, aveva un espressione che non gli avevano mai visto, sembrava beato.

Maurizio

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